Italia: Consob proroga all'11 novembre il divieto allo short selling , rinvio anche per la Spagna

Inviato da Flavia Scarano il Gio, 29/09/2011 - 09:35

Lo stop alle vendite allo scoperto in Italia durerà fino all'11 novembre. Lo ha deciso la Consob, allungando la scadenza prevista per la fine del mese. Stessa mossa per la Spagna che ha optato per una proroga delle disposizioni "fin quando le condizioni di mercato non permetteranno di rimuoverlo". La decisione era stata anticipata dallo stesso presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che si era espresso sulle conseguenze dei divieti già preesistenti, ammettendo l'esistenza di un "raffreddamento delle dinamiche negative del mercato".
L'authority ha inoltre deciso di rinviare al 25 novembre prossimo gli obblighi informativi sulle posizioni ribassiste rilevanti introdotte nel luglio scorso.

Questo sembrerebbe il primo passo verso una complessa revisione della base normativa finanziaria.
Già si parla infatti di un futuro rafforzamento dell'Esma, l'autorità europea sui mercati, con un prossimo regolamento sullo short selling, come anche della nuova disciplina Emir, che dovrebbe essere presentata il prossimo 4 ottobre in occasione dell'Ecofin.
Vicino anche l'aggiornamento della Mifid, la direttiva sui servizi d'investimento. La nuova  dovrebbe comprendere gli ultimi strumenti derivati standardizzati che verranno scambiati nelle nuove piattaforme riducendo così i contratti che vengono trattati nei mercati non regolamentati, i cosiddetti Otc.

Ad aprire la strada a questa che sembrerebbe una nuova stagione di riforme del mondo finanziario ci ha pensato ieri Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea con l'introduzione della proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie, da cui ha previsto un gettito annuo pari a 55 miliardi di euro e il cui varo si aggirerebbe intorno al 2014.
La tassa dovrebbe colpire in maniera relativamente contenuta un numero elevato di strumenti finanziari. Si discute di un'aliquota da applicare a obbligazioni e altri strumenti tra lo 0,05% e lo 0,1 per cento. Mentre per i derivati l'imposizione sarebbe aumentata di un altro 0,01 per cento.

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