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Italia: Cnel, frenata produttività spiegabile in parte con ritardi negli investimenti

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Dai fasti degli anni 70 quanto la produttività del lavoro in Italia cresceva più di Usa e Germania, al ritmo quasi nullo dell’ultimo decennio. E’ il quadro tracciato dal Rapporto Cnel sul mercato del Lavoro 2011-2012 con l’Italia passata dal +6,5% di variazione media annua della produttività negli anni ’70, meglio di Giappone (5,4%), Germania (4%9 e Usa (2,7%), al 3,2% degli anni ’80, 2,6% anni novanta e infine solo 0,4% degli anni 2000, fanalino di coda tra i principali paesi occidentali. Gli Usa nell’ultimo decennio hanno viaggiato al ritmo del +5,2% annuo, con Germania a +1,8% e Francia +2,5%. “La frenata della produttività dell’industria italiana – rimarca il Rapporto del Cnel – è stata oggetto di numerose analisi, che mostrano come essa derivi principalmente dalla caduta nella crescita della Ptf (Produttività totale dei fattori), anche se, almeno nel settore industriale, si è osservato anche un rallentamento del processo di accumulazione di capitale fisico”. I ritardi negli investimenti, prosegue il Cnel, potrebbero spiegare in parte il ritardo tecnologico accumulato dall’industria italiana nel corso degli anni duemila, e quindi indirettamente la debolezza della Ptf. Secondo il Cnel se l’Italia non rilancia produttività e competitività c’è il rischio che si aprano scenari preoccupanti per l’occupazione.
Il Cnel rimarca come nel corso degli ultimi venti anni la crescita della produttività del lavoro risulta parecchio sostenuta fuori dall’Europa. Nel caso degli Stati Uniti la dinamica è stata elevatissima, beneficiando della specializzazione nei settori manifatturieri legati all’informatica e agli strumenti per le telecomunicazioni.