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Istat, rapporto annuale 2013: potere d’acquisto e consumi in calo. Disoccupazione sale, soprattutto tra i giovani

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Potere d’acquisto in calo e consumi in contrazione, disoccupazione alle stelle, soprattutto tra i giovani. La crisi continua a mordere e in Italia sono oltre otto milioni le persone in difficoltà. Questo lo scenario che emerge dal rapporto annuale 2013 dell’Istat, giunto alla ventunesima edizione, che analizza le trasformazioni che interessano economia e società italiane. 
Le note dolenti per il Belpaese arrivano da diversi fronti, in particolare dal capitolo che l’Istat definisce “disagio economico delle famiglie“. Nell’ultimo trimestre del 2012, gli indicatori di deprivazione materiale e disagio economico delle famiglie segnano un ulteriore peggioramento, dopo quello registrato nel 2011. Le persone in famiglie in difficoltà, ovvero quelle in cui esistano almeno quattro delle nove condizioni di disagio stabilite dall’istituto nazionale di statistica, raddoppiano in due anni, passando dal 6,9% del 2010 al 14,3% del 2012.  
Crollano i consumi e il potere di acquisto. Dal rapporto diffuso questa mattina dall’Istat emerge che il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito del 4,8%. “Si tratta di una caduta di intensità eccezionale che giunge dopo un quadriennio caratterizzato da un continuo declino – sottolinea l’istituto di statistica italiano – A questo andamento hanno contribuito soprattutto la forte riduzione del reddito da attività imprenditoriale e l’inasprimento del prelievo fiscale”.
E per far fronte al calo del reddito disponibile, le famiglie hanno ridotto dell’1,6% la spesa corrente per consumi: ciò corrisponde a una flessione del 4,3% dei volumi acquistati, la più forte dall’inizio degli anni novanta. 
Quanto al capitolo spesa, nel 2012 aumenta al 62,3% il numero di famiglie che hanno adottato strategie di riduzione della quantità e/o qualità dei prodotti alimentari acquistati (quasi nove punti percentuali in più rispetto all’anno precedente). Nel 12,3% dei casi le famiglie scelgono per gli acquisti alimentari gli hard discount, soprattutto al Nord.
Parallelamente è diminuita anche la propensione al risparmio: si attesta ormai su livelli sensibilmente inferiori rispetto a quella delle famiglie tedesche e francesi, più vicina alla propensione al risparmio del Regno Unito, tradizionalmente la più bassa d’Europa. 
Gli effetti della recessione ancora in corso si sono riflessi e continuano a riflettersi sul mercato del lavoro: nel 2012 la disoccupazione è aumentata del 30,2% (pari a +636 mila unità; oltre 1 milione in più dal 2008), anche in ragione della riduzione dell’inattività. Si è allungata la durata della disoccupazione. Le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi sono aumentate dal 2008 di 675 mila unità e rappresentano nel 2012 il 53% del totale, contro una media Ue27 del 44,4%. 
Situazione ancora più allarmante sul fronte giovanile: il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 29 anni tra il 2011 e il 2012 è aumentato di quasi 5 punti percentuali, dal 20,5 al 25,2% (dal 31,4 al 37,3% nel Mezzogiorno); dal 2008 l’incremento è di dieci punti.    
Il tutto mentre nel 2012 l’economia italiana ha segnato una diminuzione del 2,4% in termini reali, dovuta principalmente alla caduta della domanda interna. La domanda estera netta ha tenuto, fornendo un contributo positivo alla crescita dell’attività economica.