Islanda, dopo controllo capitali economia a rischio surriscaldamento. L’idea del peg con l’euro

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L’Islanda starebbe considerando il peg della propria valuta, la corona, con l’euro. Lo ha detto il ministro delle finanze del paese, Benedikt Johannesson, affermando che l’opzione è al vaglio di una commissione ad hoc, che inizialmente avrebbe individuato come obiettivi per un peg valutario il dollaro, la sterlina e l’euro. E che poi, stando a quanto ha riferito lo stesso ministro a Reuters, avrebbe deciso a favore dell’euro, “l’unica opzione realistica”.

Quasi un decennio dopo il crash che ha messo in ginocchio il suo sistema bancario, l’Islanda è ora un’economia più che solida, come dimostrano i dati provenienti dal fronte macro: lo scorso anno il Pil è cresciuto a un ritmo, su base annua, del 7,2% – con un balzo +11,3% nell’ultimo trimestre del 2016 -, mentre la corona si è apprezzata del 15% circa sul dollaro e, attualmente, non si discosta molto da quei valori.

A Reykjavik, dove la ripresa della congiuntura è testimoniata dal numero crescente di turisti che si catapultano nei geyser e nei pub, ora però la paura è di un surriscaldamento dell’economia. 

E’ vero che proprio il forte apprezzamento della corona e la politica monetaria restrittiva hanno consentito finora al paese di tenere a bada lo spettro dell’inflazione. Tuttavia, l’idea del peg è di tutelare il paese – reduce da controlli di capitali rimasti in vigore per più di 8 anni, dopo il collasso del sistema bancario – da forti oscillazioni sui cambi e, anche, per rendere il commercio più stabile.

Così Johannesson al Financial Times: 

“La cosa principale, quando si vuole scegliere un peg contro una valuta, è che bisogna farlo con la moneta dei paesi con cui si fa business. Una volta che si sceglie la valuta, si sceglie anche di cambiare il proprio futuro, in quanto si faranno più affari in quell’area”.

Intanto,le autorità del paese hanno introdotto già diverse misure per fermare eventuali flussi di “hot money” in entrata.

Ma come ha spiegato recentemente un articolo del Financial Times, con il tasso di interesse principale al 5%, ben al di sopra della maggioranza dei tassi delle economie occidentali, l’Islanda si conferma un paese particolarmente appetibile. E “gli economisti spiegano che la banca centrale non può tagliare i tassi in quanto, in questo caso, si assisterebbe a un ulteriore surriscaldamento dell’economia”.