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Isae, fiducia imprese tocca nuovo minimo da ottobre 2005

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Dall’America all’Europa è ricca l’agenda macroeconomica per la giornata odierna. La raffica di dati comincia con quelli europei in attesa dell’apertura del mercato americano, che nel pomeriggio italiano renderà noto tra gli altri l’indice dei prezzi alla produzione a gennaio e la fiducia dei consumatori per il mese di febbraio.


Non arrivano buone notizie dal fronte industriale italiano. Torna a scendere a febbraio la fiducia delle imprese manifatturiere. Lo ha segnalato l’Isae (Istituto di studi e analisi economica) nella sua nota periodica, precisando che l’indice al netto dei fattori stagionali è passato da 91,3 di gennaio a 89,8, toccando i minimi da ottobre 2005. “Il calo – si legge in una nota – è dovuto soprattutto alla contrazione del portafoglio ordini, comune sia ai mercati interni sia a quelli esteri; si stabilizzano invece il livello delle scorte di magazzino e le aspettative di produzione”.
Dall’indagine dell’Isae emerge che la fiducia scende in tutti i principali comparti produttivi, anche se con diversa intensità: la caduta è forte nei beni di consumo, dove l’indice scende a 91,2 da 94, e in quelli d’investimento; l’indice si riduce in modo lieve anche nei beni intermedi. Gli andamenti sono invece in parte divergenti guardando al dettaglio territoriale: l’indice cala infatti nettamente nel Nord Ovest, per contro scende leggermente nel Nord Est e nel Centro, ma è in lieve miglioramento nel Sud Italia.
Secondo il consueto focus trimestrale relativo ai dati per dimensione d’impresa, il calo della fiducia registrato tra novembre e febbraio nei dati aggregati (oltre due punti) è stato particolarmente marcato per le grandi imprese (oltre i 500 addetti), per le quali l’indicatore è sceso gradualmente da 92,2 di novembre a 88 di febbraio; il peggioramento è stato invece meno marcato per le imprese piccole (con meno di 100 addetti), per le quali l’indicatore è sceso – sempre nel medesimo periodo – da 92,7 a 90,2. Nelle medie imprese la fiducia infine è rimasta pressoché stazionaria, pur registrando modeste oscillazioni su base mensile.

Se si lascia il Belpaese e si volge lo sguardo alle Germania le sorprese non mancano. L’indice Ifo tedesco, che misura la fiducia delle imprese tedesche, si è attestato a 104,1 punti a febbraio, sopra le attese che erano di 103 punti e superiore anche al dato di gennaio che era sceso a 103,4 punti. Immediata la reazione delle Piazze finanziarie, che hanno imboccato con decisione la strada dei rialzi. Tra i migliori listini europei non a caso c’è il Dax, che a Francoforte sale dell’1,62%, in crescita dell’1,21% sia l’S&P/Mib e il Ftse. Sul listino francese il Cac 40 guadagna l’1,07%.
Effetti positivi registrati anche sul  mercato valutario con l’euro che si riporta sopra 1,48 euro. In questo momento il cambio euro/dollaro si attesta a 1,4874 dollari, ma complice il dato teutonico migliore delle aspettative, secondo Intesa Sanpaolo, “Il cambio euro/dollaro potrebbe rafforzarsi tanto da tentare di ripristinare quota 1,49”.


Un dato che coglie di sorpresa gli analisti che in modo unanime si attendevano una flessione. “L’indagine Ifo dovrebbe arretrare a 102,9 dopo il rimbalzo di gennaio – scrivevano in una nota gli esperti di Intesa Sanpaolo – In particolare ci attendiamo un più marcato indebolimento dell’indice sulla situazione corrente a 107,2 da un precedente 107,9. Nei prossimi mesi il polso dovrebbe rimanere debole”. Sulla stessa lunghezza d’onda gli esperti di Mps: “In Germania l’indice Ifo di febbraio dovrebbe continuare a registrare un peggioramento delle aspettative future”.

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