Iran, spunta anche il blocco all’import per 58 beni

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Le ultime dichiarazioni del presidente dell’Iran Mahmud Ahmadinejad sul prezzo del petrolio che “nonostante gli aumenti degli ultimi anni, non è ancora arrivato al suo valore reale”, come ha detto all’agenzia Isna, suonano come minacciose per il futuro andamento dell’oro nero. E la pressione sui mercati non sembra destinata a diminuire fintantoché, come affermato dall’economista tedesca Claudia Kemfert della Diw Berlin all’agenzia di stampa del Kuwait Kuna, continuerà il braccio di ferro tra lo stato islamico e l’Occidente per lo sviluppo del nucleare. Se la pressione non dovesse allentarsi il prezzo del petrolio potrebbe andare anche sopra ai 10 dollari, e per la benzina si supererebbe “in qualche settimana” la soglia di 1,5 euro al litro, è l’opinione della Kemfert, responsabile per i mercati energetici. In giornata, a rincarare la dose sullo scacchiere della tensione è arrivato un comunicato della Russia, rilanciato sempre dall’agenzia Kuna, nel quale si afferma che lo stato euro-asiatico non interromperà le forniture di combustibile nucleare all’Iran per il reattore di Bushehr, nonostante le richieste degli Stati Uniti di cessare questo tipo di commerci.
Ma non è solo il petrolio a preoccupare le economie occidentali, e di riflesso quella italiana legata a filo doppio alle importazioni di combustibile. Un’altra fonte di apprensione, per le società che esportano nel paese guidato da Ahmadinejad, è il decreto con il quale, dal 21 marzo 1385 (equivalenti al 2006-in Iran il calendario è differente da quello comunemente accettato in gran parte della Terra), il ministero per il Commercio del paese islamico ha bloccato le importazioni dall’estero di una lista di ben 58 beni di varia natura. Nell’elenco, secondo quanto appreso da Finanza.com, c’è un po’ di tutto: pc, televisori a colori, elettrodomestici di vario tipo, ma anche automobili, elicotteri di ogni tipo e aerei leggeri. Il provvedimento, ovviamente rivolto non solo all’Italia, sarebbe finalizzato allo sviluppo dell’industria interna iraniana, e sarebbe stato deciso molto prima secondo alcune fonti vicine alla questione interpellate in merito. Una spiegazione che sembra però debole e che rischia di avvelenare ancor di più gli animi dato il momento di alta tensione geopolitica nel quale arriva.
Quali sono le cifre in ballo? Impossibile dirlo al momento, perché sembra che il provvedimento vada a colpire solo gli acquisti destinati alla pubblica amministrazione e alle imprese statali (comunque le più grandi dopo la rivoluzione del 1978), anche se non esiste una conferma in tal senso e la Farnesina potrebbe essersi già attivata per capire la reale portata del blocco. Ma, se ci si rifà ai dai Istat, nel 2005 le imprese italiane hanno esportato in Iran beni per ben 2,2 miliardi di euro di valore. Una cifra non marginale che dà il senso della portata per il sistema Italia.
Che la situazione non sia facile in questo momento, è confermato dalla situazione, rilevata in alcuni porti italiani, dove i container in partenza sono rimasti fermi e non è dato sapere, al momento, cosa succederà in futuro. Un’ultima notazione circa le società che potrebbero essere interessate: tanti tra i maggiori gruppi italiani hanno rapporti con l’Iran, e tra questi molte società quotate come l’Agusta del gruppo Finmeccanica, Astaldi, Eni, Danieli, Iveco del gruppo Fiat, Impregilo, oltre alle maggiori banche che assistono i loro clienti nella vendita.