Ipo: gestori, vanno a ruba perche' c'e' voglia di performance

Inviato da Redazione il Mer, 29/06/2005 - 17:45
L'anno 2004 è stato un punto di svolta per le Ipo di tutto il mondo. Lo ha riscontrato la Global Ipo Survey 2005, uno studio condotto Ernst&Young. Per la prima volta dall'anno 2000 sono infatti aumentati sia il numero di Ipo sia il capitale totale raccolto. Una tendenza che ha catturato anche Piazza Affari. Da inizio anno hanno partecipato al ballo delle debuttanti molte aziende dei settori più disparati. Solo per ricordarne qualcuna la banca che ha fatto del leasing la sua bandiera Banca Italease, la società che opera nella ristorazione Marr e il gruppo che gestisce l'aeroporto di Venezia Save. E tutte hanno ricalcato lo stesso copione: sono andate letteralmente a ruba al botteghino nel periodo di sottoscrizione. In tempi di crisi, di ventilata recessione, questo atteggiamento sembra fare un po' a pugni con la coerenza. Non è così per i gestori. "C'è molta voglia di performance", dice Enrico Bovalini di Piooner Investiments. "E così anche se le aspiranti matricole non sono prezzate a livelli modesti, gli investitori sono disposti a chiudere un occhio", aggiunge l'esperto. Secondo Bruno Bargiano gestore di Capitalgest la spiegazione invece affonda le radici nella forte liquidità in giro. "C'è tantissima liquidità che deve trovare sfogo", è la tesi dell'esperto. "Inoltre in termini relativi le valutazioni dell'azionario sono basse se confrontate con i bond. Se la variabile di comparazione è il dividend yield con un rendimento decennale lordo a 3,20 l'ago della bilancia pende verso l'azionario", conclude Bargiano.
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