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Investitori privati Usa: cala l’ottimismo, in attesa di Bernanke

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Non ci vuol molto per incrinare le poche certezze degli investitori americani (gli europei ne hanno ancora meno). Il pensiero che il rally estivo del mercato azionario svanisca e lasci il posto a un mese di settembre con clima autunnale deve essere passato per la mente di chi ha osservato la frenata dell’indice S&P500. Dalla chiusura del 20 agosto scorso in area 1.420 punti l’S&P500 ha perso poco più di un punto percentuale. Nulla di grave anche se in questo modo è stata rimessa in discussione l’area dei 1.400/1.390 punti. Inoltre la corsa dell’indice si è fermata sugli stessi livelli dove si era esaurito il rialzo del primo trimestre dell’anno. Infine bisogna notare che la salita agostana è stata per l’S&P500 l’ultima parte di una crescita iniziata a giugno.

Non c’è da strapparsi i capelli ma una maggiore prudenza emerge dal sondaggio settimanale dell’Associazione americana degli investitori individuali (Aaii). Gli ottimisti, ossia coloro che si aspettano un rialzo del mercato azionario nei prossimi sei mesi sono diminuiti del 7,2%. Sul totale degli intervistati la loro quota si è ridotta al 34,7% ai minimi delle ultime quattro settimane e al di sotto della media storica che si attesta al 39%. La maggior parte di questo deflusso è confluito nelle file dei pessimisti, cresciuti del 6,8% al 32,6% sul totale. E’ la prima volta, registra il sondaggio, che il numero di pessimisti supera la media storica del 30% dallo scorso 2 agosto. Gli investitori che hanno espresso un sentiment neutrale sui mercati sono rimasti praticamente invariati (+0,5% al 32,6%).

Il fatto che per la prima volta da inizio mese, ossia da quando Mario Draghi ha dichiarato la disponibilità a fare di tutto per salvare l’euro, il numero di pessimisti sia salito sopra la media storica potrebbe essere un segnale che il credito di fiducia dato dagli investitori si sta esaurendo. In effetti tra i motivi per i quali il rally non sarebbe sostenibile né giustificato, gli intervistati indicano le troppe aree di incertezza a livello globale. L’Europa in primo luogo, ma anche la frenata dell’economia cinese e le speranze di Qe3. Tanto da far apparire ad alcuni la salita dei mercati come un risultato delle politiche della Fed e del fatto che non ci sia in giro nient’altro in grado di garantire ritorni dignitosi più che il frutto di un’economia sulla via della crescita.

Anche per questo motivo l’intervento di Ben Bernanke a Jackson Hole è così atteso nella speranza che, come accadde due anni fa, il numero uno della Federal Reserve annunci l’arrivo di un nuovo Quantitative easing. Il rischio di una delusione, secondo molti analisti, è elevato.

Alessandro Piu