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Investimenti: Marsh, anche il mercato indiano ha le sue gatte da pelare

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A pesce. Gli investitori, affamati di nuove opportunità sui mercati del mappamondo finanziario, si sono lasciati trasportare dal fascino esotico dei nuovi listini. A ben vedere, anche. Le economie di Cina e India hanno infatti lasciato a bocca aperta negli ultimi anni gli economisti ed esperti, spiazzandoli con i risultati raggiunti. Un esempio? Nel 2006-2007 il Pil del paese indiano ha registrato un balzo da capogiro, salendo del 9,4%. Ancora meglio hanno fatto i rivali cinesi, che nel 2020 – prevedono in diverse case d’affari – talloneranno da vicino la supremazia degli Stati Uniti. A sostenere il Pil indiano sono stati soprattutto i servizi e l’industria, mentre la produzione agricola, che pesa ancora sul Pil per circa il 20%, ha marciato a un ritmo più lento. Eppure i rischi per chi si affaccia in questi mercati “emergenti” sono oggettivamente elevati, anche se la loro percezione e consapevolezza è generalmente inferiore. E’ quanto emerge da una ricerca firmata Marsh, società leader mondiale nella consulenza e gestione dei rischi. Conflittualità etnica, corruzione e frodi, catastrofi naturali sono alla base dei motivi che spingono questi esperti a consigliare di muoversi con prudenza nel paese del Dragone.