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Investimenti: bassi rendimenti e troppa correlazione azioni-bond. Paure e rimedi dei grandi investitori

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Cosa temono i grandi investitori istituzionali nell’attuale contesto di mercato? E soprattutto come reagiscono e quali soluzioni adottano di fronte a queste paure? Una risposta dettagliata a queste domande potrebbe dare qualche suggerimento ai piccoli risparmiatori: ecco l’analisi effettuata da Natixis Global Asset Management, che ha coinvolto 660 investitori istituzionali tra fondi pensione, fondi sovrani, compagnie assicurative e fondazioni che gestiscono complessivamente un patrimonio di oltre 35.000 miliardi di dollari.
Le maggiori paure dei grandi investitori
Lo scenario di bassi rendimenti è in questo momento la preoccupazione maggiore per i grandi investitori a livello internazionale, secondo cui è sempre più difficile trovare diversificazione tra le asset class tradizionali. Il 54% di essi infatti dichiara che le azioni e le obbligazioni sono troppo correlate tra loro per offrire fonti di rendimento distintive. “Nell’attuale scenario, l’asset allocation tradizionale è diventata un gioco a somma zero” ha commentato John Hailer, Ceo of the Americas & Asia e Head of Global Distribution di Natixis Global Asset Management.

Per quanto riguarda l’Italia, la maggior parte degli istituzionali (92%) dichiara che l’attuale scenario di bassi rendimenti è la loro preoccupazione maggiore nella gestione del rischio, seguita dalla generazione di rendimenti (per l’89%) e dal finanziamento delle passività di lungo termine (63%). “I rendimenti delle obbligazioni governative ai minimi, mercati azionari altamente volatili, forti ribassi generati da tensioni geopolitiche, confermano da tempo la necessità per gli investitori istituzionali di considerare nuove tecniche di costruzione del portafoglio” ha aggiunto Antonio Bottillo, Country Head ed Executive Managing Director per l’Italia di Natixis Global Asset Management.
Le soluzioni dei grandi investitori
Di fronte a questo contesto di mercato, gli istituzionali si stanno sempre più indirizzando verso un mix più ampio di strumenti non correlati, uniti alle tradizionali azioni e obbligazioni. Analizzando i dati sull’Italia, il 50% degli investitori istituzionali ha già posizionato o sta per posizionare i propri portafogli in vista di un rialzo dei tassi di interesse attraverso l’utilizzo di strumenti alternativi e non correlati. Quasi la metà (46%) ritiene essenziale investire negli alternativi per poter sovraperformare i mercati. Tra le soluzioni per trovare rendimenti spunta anche l’utilizzo degli investimenti socialmente responsabili. Oltre la metà (54%) vede oggi gli investimenti socialmente responsabili (ESG – environmental, social and governance) come una fonte potenziale di rendimento. La maggior parte degli investitori italiani intervistati (96%) sta già utilizzando questo tipo di strategia.