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Intesa verso le grandi manovre

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Sembra avvicinarsi per Credit Agricole il momento della riduzione della propria presenza nel capitale di Intesa Sanpaolo. E non è da escludere che il 3,5% di Intesa Sanpaolo. che la banca transalpina potrebbe verosimilmente dismettere possa rimanere all’interno del raggruppamento degli attuali soci.


 

Da un lato premono gli impegni presi con l’Antitrust, per effetto dei quali la banca francese dovrà scendere entro il 2009 dall’attuale 5,5% al di sotto del 2% del capitale. Dall’altro lato potrebbero farsi sentire anche esigenze di cassa. Lo scorso 13 maggio Credit Agricole ha annunciato di stare considerando il lancio di un aumento di capitale da 5,9 miliardi di euro, annunciando anche di attendersi svalutazioni complessive legate alla crisi dei subprime per 1,205 miliardi e la previsione di un utile trimestrale di 892 milioni di euro. Tanto che a soli 2 giorni di distanza la banca francese ha annunciato di rinunciare anche all’acquisizione di Banca Marche.


 


La vendita della partecipazione dei transalpini potrebbe dunque ridisegnare gli equilibri all’interno dell’azionariato. Non è un caso che Enrico Salza, presidente del consiglio di gestione di Intesa, abbia definito in un’intervista a La Stampa la possibile uscita della banque verte “un’occasione da non farsi sfuggire” da parte della Compagnia San Paolo, a oggi il maggior azionista di Intesa con il 7,68% del capitale votante.


 


Occorrerà poi capire se l’Agricole, una volta decisa le cessione, procederà a vendere direttamente sul mercato, dove il vasto flottante garantirebbe una dismissione in tempi rapidi (nell’ultima settimana sono state scambiate 1,45 miliardi di azioni Intesa), o attraverso trattativa con gli attuali azionisti. A inizio 2007 l’Agricole aveva accettato un’offerta di Romain Zalesky, vendendo il 2,7% di Intesa a 5,8 euro per azione.