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Intesa Sanpaolo taglia la testa al toro: in rampa l’aumento. Per gli analisti non finisce qui

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Intesa Sanpaolo taglia la testa al toro. E mette in rampa di lancio l’aumento di capitale da 5 miliardi di euro. In occasione della diffusione dei conti lo scorso 15 marzo, la banca affermava di essere “uno dei gruppi bancari più solidi a livello internazionale”. I coefficienti patrimoniali segnavano un Core Tier 1 – l’indicatore che misura la disponibilità di capitale di più alta qualità – del 7,9% presto all’8,1% con la finalizzazione di alcune operazioni, destinato a scendere al 7,1% e dunque sopra il minimo regolamentare del 7%, anche con l’applicazione dei più stringenti requisiti fissati da Basilea 3 (che comunque entreranno in vigore dal 2013). Senza contare gli ulteriori 150 punti di patrimonio che Cà de Sass confidava di recuperare da operazioni come la quotazione di Fideuram. Ma il vento è cambiato. Ubi banca ha rotto il ghiaccio settimana e da allora il mercato è tornato a ragionare sulla necessità anche di altre banche di metter mano al cappello e chiedere soldi al mercato.


Per non finire nella lista delle Sifi, le banche di importanza sistemica, per le quali il livello di Core Tier 1 richiesto sarà del 10%, anche Corrado Passera si è convinto: meglio ricorrere al mercato con aumento, anche per evitare il rischio ingorgo paventato da Bankitalia, che preme perché i nostri istituti ricapitalizzino prima di giugno, quando saranno resi noti gli esiti degli stress test e molte banche potrebbero varare aumenti di capitali. In realtà la strada dell’aumento a Ca de Sass sembrava già settimana scorsa segnata, ma non per questo obbligata. Il titolo Intesa Sanpaolo ha perso il 9% in quattro sedute e questa mattina non va meglio: l’azione lascia sul campo un altro due per cento tenendo la soglia dei 2 euro. Con la decisione che sarà suggellata dai consigli di gestione e sorveglianza di Intesa Sanpaolo del 5 aprile passa la linea del via il dente, via il dolore. Martedì l’agenda dei consigli è fitta: il consiglio di gestione dovrebbe riunirsi alle 8.30, per poi interrompersi e cedere il passo al consiglio di sorveglianza, cui seguirà un’altra riunione del cdg.

I board, chiamati a varare il piano d’impresa per il prossimo triennio, ufficializzeranno quello che già si è deciso nel fine settimana: chiederanno ai propri azionisti di sottoscrivere un aumento di capitale fino a 5 miliardi di euro. A Intesa in realtà Passera&Co sapevano che il patrimonio delle banca poteva essere portato alla soglia richiesta, da qui al 2013, con le cessioni e con gli utili non distribuiti a dividendo. Potevano contare anche sulla carta operazioni straordinarie come Fideuram. Ma il rischio legato alle condizioni di mercato avrebbero potuto rendere non conveniente cedere asset. Così imbastire un’operazione per rafforzare il capitale fa uscire dal raggio delle incertezze. Dall’altra parte il messaggio delle Fondazioni azioniste è rassicurante. Giuseppe Guzzetti, leader di Cariplo e Acri, è stato chiaro: “Se ci presenteranno buoni piani, noi non ci tireremo indietro”. E qui di buone ragioni ce ne sono, eccome.


Le cinque grandi fondazioni, che detengono il 25,5% complessivo sono pronte a sottoscrivere una quota maggiore per far fronte al passo indietro scontato da alcuni soci: Tassara, Agricole e alcuni enti minori. Secondo l’ultimo tam tam di Borsa Compagnia Sanpaolo, Cariplo, Cariparo, CR Firenze e Carisbo dovrebbero stendere la rete su un 30%, cioé un 4,5% in più rispetto alle loro quote. Niente ribaltoni nelle file della banca: è improbabile che in occasione del prossimo aumento di capitale entrino in Intesa SanPaolo nuovi grandi soci. Il ventilato ingresso di nuovi grandi azionisti, hanno segnalato alcune fonti, “lo posso escludere. Già c’è un tasso di litigiosità interna con gli attuali soci…” Questione di qualche giorno quindi e l’aumento di capitale di Intesa Sanpaolo uscirà dal raggio delle ipotesi, per diventare pura realtà. Dietro le quinte sono già stati messi punti fermi. E’ stato un intenso fine settimana di lavoro per Ca de Sass. Secondo quanto ricostruito dal Il Messaggero sono stati messi parecchi punti fermi. La novità principale è che saranno assegnate azioni ordinarie ai possessori di azioni di risparmio. Inoltre già ieri sera, le banche che riceveranno il mandato formale dai consigli di guidare il consorzio di collocamento e garanzia avrebbero concesso  a Intesa il pre-underwriting, cioé l’impegno preventivo a sottoscrivere a fermo l’intero ammontare. Già ieri sera, le banche che riceveranno il mandato formale dai consigli di guidare il consorzio di collocamento e garanzia avrebbero concesso  a Intesa il pre-underwriting, cioé l’impegno preventivo a sottoscrivere a fermo l’intero ammontare. Il pool è formato da Imi e BofA Merrill Lynch nel ruolo di global coordinator e joint bookrunner, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Deutsche Bank e Credit Suisse joint bookrunner. Al terzo livello col ruolo di co-bookrunner verranno coinvolti molti altri istituti. Le cinque banche internazionali – segnala il quotidiano della Capitale – si ripartiranno la pre-garanzia in parti uguali, cioé un miliardo a testa.


Le cinque banche internazionali – segnala il quotidiano della Capitale – si ripartiranno la pre-garanzia in parti uguali, cioé un miliardo a testa. Nell’attesa dell’annuncio gli analisti mormorano. “Un eventuale decisione di rafforzare il capitale di Intesa potrebbe mettere sottopressione in maniera considerevole tutte le altre banche italiane perché anche Ibi, Unicredit, Mps e Bpm e potenzialmente anche il Banco Popolare hanno Core Tier 1 tutti sotto i requisiti di Basilea 3”, segnalano questa mattina gli esperti di Mediobanca Secutieris. Secondo il broker si salva solo il Credito Emiliano. Pertanto il consiglio è quello di muoversi con prudenza sul settore bancario italiano, tenendo sempre d’occhio il contesto europeo che non sarà immune dalla sindrome aumenti. Sul mercato c’è chi guarda con sospetto alle spagnole Santander e Bbva e alle francesi SocGen e Credit Agricole. Sempre Mediobanca ha calcolato che sono attese in Eurolandia emissioni per qualcosa come 135 miliardi di euro per far quadrare i conti in vista di Basilea 3.


“Abbiamo più volte sottolineato la forte moral suasion esercitata dal Governatore della Banca d’Italia, affinché le banche domestiche rafforzassero i propri coefficienti patrimoniali, specie prima dell’esito dei nuovi stress test europe. Curiosamente sono state/saranno proprio le banche che il mercato riteneva meno bisognose di migliorare i propri capital ratios come Ubi e Intesa a muoversi in anticipo”, gli fanno eco gli esperti di Centrosim. “E’ vero che i coefficienti patrimoniali delle banche italiane sono relativamente più bassi rispetto a quelli dei maggiori istituti europei. Ma non viene meno la sorpresa di fronte a un aumento di capitale di Intesa”, aggiungono gli analisti della sim milanese che ha rivisto il rating su Ca de Sass da neutral a sell e il target a 2 euro da 2,40 euro. “L’operazione è comprensibile dal punto di vista dell’autorità di vigilanza, ma negativa per gli azionisti, che, al netto degli effetti aritmetici legati allo sconto di emissione, con gli attuali return on tangible equity e cost of equity (che stimiamo al 10,8%) patiranno una diluizione di valore pari al 17%”.


Dando un’occhiata a Piazza Affari il mercato ha già individuato chi sarà la prossima banca a intraprendere la strada dell’aumento: è Mps. Proprio il nodo dell’aumento sta mandando a tappeto il titolo in Borsa che dopo un avvio ha meno cinque è stato sospeso per eccesso di ribasso e adesso continua la corsa del gambero. Rocca Salimbeni starebbe valudando di effettuare un aumento di capitale da 2 miliardi di euro, scrive La Stampa, senza citare alcuna fonte. Secondo il quotidiano di Torino il consiglio di amministrazione dovrebbe approvare l’operazione di aumento di capitale entro metà maggio. “Stimiamo che un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro potrebbe valere 125 punti bas