Intesa SanPaolo sbanda dopo i conti: l'utile netto buca le attese

Inviato da Micaela Osella il Mar, 09/11/2010 - 13:16
L'attesa è finita per Ca de Sass. Intesa Sanpaolo ha chiuso il terzo trimestre con un utile a 510 milioni di euro. Il dato è leggermente inferiore alle stime degli analisti che indicavano un utile nel periodo di 529 milioni di euro. Il titolo è girato in negativo, unico del paniere principale di Piazza Affari, sulla diffusione dei conti, per poi recuperare e adesso segna un +0,71% a 2,4825% euro. 
"Si tratta di un risultato un po' scontato. Dalle banche il mercato si aspettava forse qualcosa di più. Anche l'utile netto è un po' sotto le attese", segnala una trader. Entrando nel dettaglio, il risultato netto consolidato nel trimestre è ammontato a 510 milioni di euro, in confronto al miliardo di euro (-49,1%) del secondo trimestre 2010 (che includeva 648 milioni di plusvalenza netta da cessione delle attività di securities services) e ai 674 milioni del terzo trimestre 2009 (-24,3%).

Se si escludono le principali componenti non ricorrenti, il risultato netto nel terzo trimestre 2010 è pari a 633 milioni di euro, in crescita del 26,3% rispetto ai 501 milioni di euro del secondo trimestre 2010 e in diminuzione del 22,4% rispetto agli 816 milioni del terzo trimestre 2009. I proventi operativi netti si sono attestati a 4,052 miliardi in crescita dello 0,7% sul secondo trimestre, a fronte di interessi netti per 2,47 miliardi (+0,3%), di commissioni per 1,333 miliardi (-5,5%) e di un risultato del trading per 126 milioni. Gli accantonamenti e le rettifiche di valore si sono attestate a 742 milioni.

Il dato si raffronta con i 934 milioni del secondo trimestre e gli 885 milioni dello stesso periodo del 2009. Il dato è composto da 30 milioni di accantonamenti per rischi e oneri, da 711 milioni di rettifiche nette su crediti e da 1 milione di rettifiche su altre attività. Per l'intero anno Intesa Sanpaolo ha messo in conto di registrare un miglioramento dell'utile netto rispetto al 2009. Il possibile miglioramento dell'utile - segnalano dalla banca - potrebbe essere "conseguente in particolare a una diminuzione degli oneri operativi, del costo del cattivo credito e degli oneri di integrazione, nonché all'apporto delle componenti non ricorrenti".

Senza entrare nel merito, secondo gli analisti di Morgan Stanley, nel contesto europeo le banche italiane sono sottopesate e risultano a buon prezzo solo apparentemente, in quanto i ritorni continueranno ad andare a rilento rispetto ai competitor del Vecchio Continente per qualche tempo. Il broker ha assegnato equal-weight a UniCredit e Intesa Sanpaolo, con una preferenza però per Ca de Sass in quanto ha una migliore visibilità e un potenziale di utili nel breve.
"Saremmo compratori" sul titolo "in caso dovesse scendere sotto 2,3 euro o nell'eventualità di un maggior incremento degli utili", spiegano. "UniCredit appare interessante secondo le metodologie convenzionali, ma ci aspettiamo che la bassa visibilità sulla nuova strategia e i cambiamenti del management in atto peseranno sul titolo per qualche tempo".
Domani la campanella del test dei conti suonerà proprio per la banca di Piazza Cordusio, mentre sul fronte governance non dovrebbero esserci grosse  novità. L'ad Federico Ghizzoni insieme al presidente Dieter Rampl stanno vagliando il da farsi. Roberto Nicastro, il nuovo direttore generale di Unicredit, ha intanto anticipato questa mattina a margine di un convegno che "nelle prossime settimane sarà nominato il nuovo responsabile (del corporate investment banking, ndr). Non c'è stato nessun cambiamento di linea".
(notizia in aggiornamento)
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