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Intesa Sanpaolo: CdG sarà più esecutivo. Contro attacchi speculativi, nuovi vertici prima delle elezioni

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Intesa Sanpaolo non cambia idea sul sistema di governance duale ma decide per una sua evoluzione. L’assemblea straordinaria di Ca’ de Sass ha infatti approvato a stragrande maggioranza le modifiche allo statuto societario, che cambieranno l’assetto del Consiglio di gestione e lo renderanno più esecutivo. Alla presenza del 53% del capitale, le modifiche sono state approvate dal 99% degli azionisti.
In particolare, nel CdG di Intesa Sanpaolo faranno il loro ingresso tra i 2 e i 4 manager, i cui nomi sono ancora ignoti, a seconda del numero dei componenti dell’organo (tra i 7 e gli 11 membri) e le modifiche così approvate saranno esecutive a partire dalla prossima assemblea che avrà all’ordine del giorno il rinnovo dei vertici.
Assemblea che a questo punto è certo, grazie alla conferma da parte del presidente del Consiglio di Sorveglianza Giovanni Bazoli, che verrà anticipata per evitare la concomitanza con le elezioni politiche di aprile. “Per Intesa Sanpaolo – ha dichiarato il top manager durante l’assemblea – è preferibile che il rinnovo degli organi di vertice avvenga prima delle elezioni politiche per far sì che la banca possa affrontare nella pienezza dei poteri eventuali attacchi speculativi sul debito del Paese”. Una scelta, a detta di Bazoli, che è “nell’interesse degli azionisti, della banca e dei mercati”.
La Superbanca rimane comunque ferma e decisa sulla sua scelta fatta nel 2006, anno dell’annuncio della fusione tra Banca Intesa e Sanpaolo Imi, del sistema di governance duale. “In base alla nostra esperienza – ha spiegato Bazoli – per una realtà grande e complessa come la nostra, posso dire che il sistema duale ha funzionato”. “Noi abbiamo adottato un sistema duale diverso da quello tedesco, che comporta un CdG formato esclusivamente da manager”. “Vogliamo aumentare l’esecutività del Consiglio di gestione nella sua componente collegiale”, ha riassunto Bazoli.
Enrico Cucchiani, consigliere delegato del gruppo bancario, interviene invece in merito ai costi: “Nel corso di quest’anno le spese amministrative sono diminuite del 4,4%, pari a circa 99 milioni di euro. Si tratta di una riduzione molto consistente”, ha sottolineato il top manager nel corso dell’assemblea, aggiungendo che “le spese di consulenza sono scese del 41,4%”.
Mentre non sembrerebbe il momento per una conversione delle azioni. Lo ha detto lo stesso Bazoli secondo cui “la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie non è un tema stringente” in quanto “il risparmio derivante dall’inserimento nel capitale di vigilanza non è tale da giustificare la complessità procedurale dell’operazione”. Il manager ha aggiunto che “le azioni di risparmio rappresentano un costo in termini di mancato riconoscimento come capitale ai fini di vigilanza solo di 15 punti base e il risparmio sarebbe comprensibilmente modesto a fronte della complessità procedurale”.
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