Intesa: Fondazione Cariplo sfrutta l'aumento per avvicinarsi al 5% e diventare secondo azionista

Inviato da Titta Ferraro il Gio, 16/06/2011 - 15:33
Piccoli ma indicativi movimenti nell'azionariato di riferimento di Intesa Sanpaolo a seguito del maxi aumento da 5 miliardi di euro conclusosi con successo nei giorni scorsi. L'operazione ha comportato qualche piccolo cambiamento nelle quote detenute dai principali Fondazioni presenti nell'azionariato del gruppo. In particolare è salita a ridosso della soglia del 5% la quota detenuta dalla Fondazione Cariplo, come confermato dal suo presidente, Giuseppe Guzzetti. "Abbiamo arrotondato la quota, siamo qualche piccola frazione sotto il 5%", ha dichiarato Guzzetti a margine della conferenza odierna sull'ingresso di tre Fondazioni (Cariplo, Compagnia Sanpaolo e Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo) del capitale di Banca Prossima. Secondo gli ultimi aggiornamenti Consob la quota di Cariplo in Intesa era ferma al 4,68%. L'ascesa a ridosso del 5% potrebbe essere frutto, secondo le indiscrezioni di mercato già circolate nei giorni scorsi, dell'acquisto della quota di Fondazione Mps (0,34%). In tal modo Fondazione Cariplo dovrebbe avere scalzato Cariparo diventando secondo azionista di Intesa.

Sostanzialmente invariate, invece, le partecipazioni di Compagnia Sanpaolo e Cariparo.  Nel dettaglio la quota di Compagnia Sanpaolo, primo azionista di Intesa, è scesa leggermente per motivi tecnici legati alla possibilità offerta agli azionisti risparmio di aderire all'aumento. "Abbiamo sottoscritto pro-quota tutte le opzioni che ci spettavano - ha precisato Piero Gastaldo, segretario generale della Compagnia Sanpaolo - ma per effetto dell'offerta di azioni ordinarie anche ai possessori di azioni risparmio c'è stata una minima discesa dal 9,89% al 9,75% circa".
Per lo stesso motivo è scesa lievemente anche la quota detenuta da Fondazione Cariparo che prima dell'aumento risultava detenere il 4,92% di Intesa. "Possediamo una quota molto importante che abbiamo mantenuto sottoscrivendo l'aumento - ha dichiarato Antonio Finotti, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo - salvo un piccolo aggiustamento al ribasso conseguente l'allargamento dell'offerta anche agli azionisti risparmio".

Le Fondazioni socie di Intesa nel complesso hanno sottoscritto tutte le azioni loro spettanti: 907,7 milioni di titoli, ovvero il 24,85% dell'aumento. La ricapitalizzazione da 5 miliardi di euro permetterà ad Intesa SanPaolo di raggiungere entro fine anno un Core Tier 1 al 10% e di concentrasi sugli obiettivi del piano industriale, che prevede un utile netto di 4,2 miliardi di euro nel 2013 e di 5,6 miliardi nel 2015.

Sempre oggi il ceo di Intesa, Corrado Passera, ha puntualizzato che non è in programma la conversione delle azioni risparmio in ordinarie. "Sulle risparmio non c'è al momento nessun progetto - ha detto Passera - anche perché di fatto il costo in termini di patrimonio risulta molto limitato, pari a circa 13 punti base. Quindi ad oggi non vale il costo della trasformazione".

Intanto l'istituto di Ca de' Sass deve fare i conti con l'ostilità dei sindacati relativamente al piano di riduzione del personale. Per raggiungere l'obiettivo degli 8 mila efficientamenti, il gruppo ha proposto l'accorpamento o la chiusura di circa 400 filiali e la conversione di altre 600 filiali da operatività piena a prevalentemente commerciale. Una nota congiunta dei sindacati ha definito le posizioni nei confronti della banca ancora distanti. "Siamo nella fase iniziale delle negoziazioni di un progetto che dovrebbe permettere a Intesa di mantenere i costi a 9,2 miliardi per il triennio 2011-2013, come da nostre stime", si legge nella nota odierna di Intermonte. "Il titolo è secondo noi ancora penalizzato esclusivamente dal rischio contagio, essendo Intesa SanPaolo la banca italiana per definizione, e ci aspetteremmo che sia il titolo a beneficiare maggiormente al risolversi della questione greca", rimarca Intermonte confermando la raccomandazione neutral e target price a 2,20 euro.
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