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Internazionalizzazione imprese: a Nordest il 70% ha bisogno di più competenze

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Quasi 7 aziende del Nordest su 10 non hanno conoscenze sufficienti per affrontare in modo adeguato il mercato internazionale. È il risultato di un’indagine condotta dall’Area Executive Education della Fondazione CUOA, volta a comprendere le esigenze formative di imprenditori, manager e professionisti legati allo sviluppo del business internazionale.

Attraverso un questionario composto da 11 domande, è stato intervistato un campione di 215 imprenditori e manager (72% veneti), provenienti da funzioni aziendali diverse (per lo più General Manager, 37%, Commerciale e Marketing, 21%, e Amministrazione, Finanza e Controllo, 10%) e la metà con ruoli di direzione. Alla domanda se la loro impresa sia in possesso di tutte le conoscenze per affrontare il business internazionale il 66% degli intervistati ha risposto in modo negativo, affermando allo stesso tempo l’esigenza di più formazione in tema di internazionalizzazione.

Il dato della ricerca è ancora più rilevante se si tiene presente che ben l’84% delle aziende campione – per lo più piccole e medie imprese (84%) e del settore produttivo (59%) – sviluppa già business con mercati esteri.

A dimostrazione che tra le imprese del Nordest c’è la consapevolezza che per internazionalizzare (oggi una delle poche vie per uscire dalla crisi) non è sufficiente vendere ed essere presenti all’estero, ma occorre affinare specifiche competenze manageriali, coinvolgere l’intera struttura organizzativa e conoscere la cultura del Paese in cui si va ad operare.

Come sottolinea Diego Campagnolo, Direttore scientifico International Training Map della Fondazione CUOA: «Il processo di internazionalizzazione va gestito come un processo continuo di accumulo di conoscenza, sui clienti, sulle basi di fornitura, sulle pratiche manageriali e sulle istituzioni formali e non che caratterizzano la cultura del Paese, secondo gli strumenti dell’intercultural management. Solo in questo modo l’impresa sarà in grado di gestire efficacemente la questione di fondo che il processo di internazionalizzazione impone: ovvero il bilanciamento tra adattamento locale (al singolo mercato) e standardizzazione globale (uniformità rispetto ai mercati)».

Dall’indagine dell’Area Executive della Fondazione CUOA è emerso che le aziende hanno la necessità di approfondire le conoscenze sui temi dell’internazionalizzazione in diversi ambiti: gestione delle risorse umane (66,8%), strategie di internazionalizzazione (66,3%), scelte organizzative per la gestione delle imprese internazionali e marketing e vendite per le imprese internazionali (rispettivamente il 54,4%), valutazione dei progetti e gestione dei rischi per le imprese internazionali e gestione finanziaria e tributaria (rispettivamente il 46,1%).

Tali conoscenze risultano indispensabili anche per aziende che hanno già avviato un processo di internazionalizzazione. Infatti, per quasi la metà delle imprese campione l’export incide sul fatturato per il 50%, mentre i mercati che influiscono maggiormente sui ricavi sono rappresentati da Europa Orientale (45%), Nord America (29,6%), Russia (28,6%), Cina (23,8%) e Far East (20,6%). Il 42% ha dichiarato di avere già filiali all’estero (sia produttive che commerciali) e per il 23% delle aziende la percentuale di dipendenti che lavorano all’estero è superiore al 50%. Discreta la presenza di management straniero: superiore al 50% per il 14% dei rispondenti, tra il 20 e il 50% per il 17 e inferiore al 20% per il 69%.

Dall’indagine emerge inoltre l’importanza di reperire finanziamenti per un’ottimale gestione internazionale dell’azienda, in particolare attraverso la costituzione di partnership con enti e l’accesso a gare d’appalto internazionali. Altrettanto importante risulta l’aspetto culturale: conoscere il contesto del Paese in cui si va ad operare permette d’individuare partner in modo mirato e di gestire in maniera efficiente ed efficace le varie operations.

La ricerca della Fondazione CUOA, dunque, se da un lato evidenza il deficit di conoscenze in tema d’internazionalizzazione, dall’altro mette in luce la forte propensione all’export delle imprese del Nordest. Coloro che hanno aderito alla survey ritengono in particolare attrattivi i seguenti mercati: Russia (40,3%), Cina (32,3%), Brasile (28,5%), Medio Oriente (26,3%), Turchia (24,2%), India e Africa, Australia, Stati Uniti, Polonia (totale 34,4%). Le modalità ritenute più adeguate per accedere a tali mercati sono la vendita diretta (64,4%), l’esportazione diretta (33%), la creazione di Joint Venture o partnership (24,6%), l’acquisizione di business esistenti (11,5%).