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L’inizio del 2014 sembra confermare che il vento sui mercati azionari è cambiato (e soffia a favore del long)

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Di seguito pubblichiamo un estratto del commento mensile elaborato da La Française AM. Gli esperti della società di gestione del risparmio francese evidenziano come in questa prima parte del nuovo anno i mercati finanziari hanno ripreso la marcia trionfale che ne aveva caratterizzato l’ultimo scorcio del 2013. Per gli analisti questo è un indicatore che sembra certificare come il clima per i mercati azionari sia davvero cambiato. Ecco che qualora la crescita congiunturale venisse confermata nelle regioni principali, si potrebbe finalmente parlare di rialzo dei mercati azionari e di un conseguente incremento degli utili societari.

opo le esitazioni di inizio mese (valore minimo -5% sull’Eurostoxx), i mercati azionari hanno ripreso la marcia trionfale. L’indice S&P passa da un record all’altro e ha superato nettamente quota 1800, l’Eurostoxx torna sui livelli precedenti a settembre 2008 e il Nikkei su quelli di fine 2007. Sebbene questi ultimi due siano ancora lontani dai livelli record, rimane comunque la netta sensazione di aver voltato pagina.

Sul fronte delle banche centrali, la FED ha deciso di rallentare il ritmo di acquisto dei titoli di Stato e dei crediti ipotecari. Indubbiamente non si tratta di una stretta monetaria vera e propria, perché non sussistono ancora le condizioni necessarie all’abbandono della politica a tasso zero, ma per la prima volta dal giugno 2008 e dall’ultimo aumento dei tassi della BCE, una grande banca centrale di un paese sviluppato riduce il sostegno all’economia. Le banche centrali europee e giapponesi mantengono un atteggiamento estremamente accomodante. In una recente intervista, tuttavia, Mario Draghi ha confermato la comparsa di segnali incoraggianti, anche se non ha parlato né di fine della crisi, né di inizio della fine. Forse, è solo la fine dell’inizio ai suoi occhi…

Il recupero generalizzato della fiducia, che ha trovato conferma nei mercati azionari dei paesi sviluppati e in una ripresa economica graduale ma pur sempre diffusa in modo molto eterogeneo, giustifica tale ottimismo.

La crescita appare particolarmente robusta negli Stati Uniti. Sebbene l’ultima revisione del PIL del 3° trimestre al 4,1% sia sostanzialmente dovuta all’aumento delle scorte di magazzino, la crescita media sembra essersi comunque consolidata al di sopra del 2%, e ciò nonostante i tagli di bilancio che hanno caratterizzato tutto l’arco dell’anno. Il settore privato sembra quindi sostenuto da una crescita autogestita. A confermare tale miglioramento sono anche i dati sull’occupazione, che ripartono con il segno più. E siccome le buone notizie non giungono mai sole, Repubblicani e Democratici hanno finalmente raggiunto un accordo sul bilancio federale per i prossimi 18 mesi. Non rimane che chiudere la questione del tetto del debito e poi gli Stati Uniti godranno di una visibilità economica mai vista negli ultimi 5 anni.

In Giappone, il peggio non è ancora passato, ma i segnali sono incoraggianti: il termine deflazione sta per essere bandito dal vocabolario della BOJ e la crescita, nonostante l’ultima deludente revisione del PIL al +1,1%, è positiva da diversi trimestri. 

Più esitante, invece, appare la ripresa nell’Eurozona, dove la frammentazione dei mercati finanziari continua a rappresentare il problema principale, ma l’uscita dalla recessione sembra confermata. Non resta che augurarsi che i progressi sul fronte dell’Unione Bancaria consentano di raggiungere e implementare un accordo già a partire da quest’anno, riducendo in maniera significativa i premi per il rischio delle banche periferiche.

In via del tutto eccezionale, sono i paesi emergenti a suscitare i maggiori timori per gli investitori. Non tanto in Cina, che ha intrapreso le giuste riforme politiche, quanto piuttosto nei Paesi (Brasile, Turchia…) in cui il saldo delle partite correnti risulta negativo. In Europa, i riflettori rimangono puntati su Francia e Italia. Del tutto ipoteticamente, il riacutizzarsi della crisi europea metterebbe di nuovo in discussione la solidità delle finanze pubbliche di questi Paesi.

Nel complesso, si osserva un allentamento delle preoccupazioni sui mercati, con un conseguente calo quasi generalizzato dei premi per il rischio. Qualora la crescita venisse confermata nelle regioni principali, si potrebbe finalmente parlare di rialzo dei mercati azionari e di un conseguente incremento degli utili societari.