Inizia dicembre, si avvicina Natale ma senza l'impegno della Bce non c'è festa

Inviato da Riccardo Designori il Gio, 01/12/2011 - 12:03
All'indomani del forte balzo dei mercati azionari globali in scia alla decisione delle 6 principali Banche centrali del mondo di fornire congiuntamente liquidità in dollari a basso costo alle banche europee e in vista del delicato vertice dell'Ue del prossimo 8-9 dicembre, riportiamo oggi il commento di Stuart Thomson, Co-gestore del fondo Ignis Absolute Return Government Bond.

Credete a Babbo Natale? Questa è una domanda cruciale per i mercati finanziari globali che sperano in una soluzione temporanea alla crisi del debito sovrano in Europa. Per loro il Natale arriverebbe subito se solo la Bce si impegnasse ad acquistare illimitatamente i titoli dei paesi periferici. Questo risolverebbe immediatamente i problemi di liquidità e allenterebbe la pressione sui governi periferici, favorendo il risanamento dei bilanci e dolorose ristrutturazioni delle economie coinvolte.

Purtroppo, però questa non è una semplice crisi di liquidità ma di solvibilità e la BCE non ha il mandato per finanziare senza limiti i governi insolventi. Ancor più importante: la moneta unica è l'equivalente moderno del Gold Standard e la mancanza di valuta e flessibilità monetaria ne sottolinea la particolare vulnerabilità agli squilibri globali. Squilibri che proprio la moneta unica ha contribuito a creare all'interno dell'Eurozona, incoraggiando l'espansione dei deficit delle partite correnti e lasciando peggiorare la competitività delle economie periferiche.

Va poi sottolineato che sulla scia del credit crunch globale, gli investitori privati sono diventati sempre più riluttanti a finanziare questi deficit ormai permanenti. Questa riluttanza è stata amplificata dalla svalutazione del debito greco e dalla minaccia di Francia e Germania di espellere dalla moneta unica le nazioni recalcitranti. Un quadro cupo che, nel corso del 2012, farà aumentare le probabilità di svalutazione della moneta e di default del debito, soprattutto a causa delle misure di austerity e deleveraging che spingeranno l'economia europea verso la recessione.

Il simultaneo deleveraging a livello pubblico, privato e corporate nell'Europa Occidentale forzerà la recessione e la deflazione in tutta la regione, contagiando anche l'Europa dell'Est. La coincidenza tra risparmi e investimenti poi suggerisce che potrà verificarsi una contrazione rapida della domanda interna e delle importazioni che, di conseguenza, porterà a una grave recessione interna.

Per questo non abbiamo dubbi che la BCE espanderà il suo bilancio in modo da fornire liquidità aggiuntiva alle banche e ai governi periferici. Questa iniezione di liquidità agli emittenti sovrani sarà attuata attraverso l'acquisto di titoli dei governi in difficoltà, per un massimo settimanale di 20 miliardi di euro. Sarebbe questo infatti il limite stabilito dalla BCE per questi acquisti e la media settimanale, da quando la banca centrale ha iniziato a supportare il debito dei governi Italiano e spagnolo, è stata di 8,3miliardi di euro.

Queste procedure tuttavia non curano davvero la malattia, come ha sottolineato Mervyn King, governatore della Bank of England. Per King il vero problema risiede negli squilibri globali e nei tassi di interesse fissi. E non sta alle banche centrali finanziare questi squilibri, che devono invece essere affrontati dai politici.

Come sottolinea King, attualmente il deficit delle partite correnti in Europa in aggregato non è eccessivo. Tuttavia solo nel caso in cui i governi e i loro elettori decidessero di unire le risorse fiscali e rinunciassero alla sovranità, la banca centrale sarebbe in grado di agire concretamente da prestatore di ultima istanza al governo comune, come ha fatto in passato la BoE nel Regno Unito.

In considerazione di questo scenario riteniamo che nei prossimi mesi i rendimenti dei titoli italiani e spagnoli continueranno a rimanere al di sopra del 6% e che i rendimenti semi-core di Francia, Belgio e Austria continueranno a salire, mentre i rendimenti del Bund sono destinati a diminuire ancora.

Per quanto riguarda la Germania, infine, mi sembra che sia stata ingiustamente paragonata ai passeggeri di prima classe del Titanic, che rinchiusero i passeggeri di terza classe nei ponti inferiori mentre la nave affondava. A nostro avviso sarebbe più calzante paragonare la Germania al comandante della nave e la BCE all'orchestra.

L'orchestra continua a suonare, ma la salvezza si trova su un'altra nave, "l'Unione Politica", che è appena oltre l'orizzonte. Rimane da vedere se i passeggeri di terza classe delle economie periferiche e i passeggeri di seconda classe di quelle semi-core saranno disposti a scendere dal mercantile di lusso per salire a bordo di una carretta a vapore. E' chiaro che il Titanic e la moneta unica non possono continuare nell'attuale forma, almeno è quello che suggerisce la canzone suonata dall'orchestra della BCE e dalla Banca d'Inghilterra.
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