1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3.  ›› 

Ing Investment Management: verso una nuova fase nel ciclo degli investimenti

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Di seguito pubblichiamo un commento di Valentijn van Nieuwenhuijzen, Head of strategy di Ing Investment Management, secondo cui si sta andando verso una nuova fase nel ciclo degli investimenti. L’annuncio della Fed di volere progressivamente ridimensionare la politica espansiva a partire da quest’anno ha scatenato la volatilità sui mercati. Nonostante la confusione generata sulla futura politica monetaria statunitense, il messaggio lanciato dalla banca centrale americana è piuttosto chiaro: la riduzione del QE3 inizierà solo in caso di accelerazione della crescita o dell’inflazione negli Stati Uniti.

 

Questo contesto – se escludiamo lo scenario altamente improbabile di un’elevata inflazione che in tempi brevi superi l’obiettivo della Fed – probabilmente sarà più favorevole che ostile agli asset rischiosi, e in particolare alle azioni. Al tempo stesso, non dobbiamo dimenticare che oltre al rallentamento della crescita e delle dinamiche del mercato del lavoro, anche un livello di inflazione nettamente inferiore al target potrebbe indurre la Fed a prolungare il suo programma di allentamento quantitativo. Considerato il trend inflattivo sottostante, e quanto sta accadendo sul fronte dei prezzi delle commodity e dei salari, questa seconda ipotesi è assai più probabile di un drastico aumento dell’inflazione nei prossimi 6-12 mesi.

Una valutazione più equilibrata dei rischi associati al QE da parte dei mercati, nella consapevolezza che il ridimensionamento avverrà solo ‘per i giusti motivi’, dovrebbe offrire supporto alle piazze finanziarie, portando a un’inversione quantomeno parziale della recente correzione.

L’interrogativo fondamentale è come sarà il mondo dopo la fase di correzione. I mercati torneranno agli stessi temi di investimento a cui eravamo abituati negli ultimi anni, oppure entreremo in una nuova fase del ciclo degli investimenti? Se gli investitori considerano la volatilità di mercato solo un problema momentaneo, ma si aspettano la continuazione del regime del ‘denaro facile’, probabilmente la ricerca di rendimento si confermerà come tema dominante. Avremmo quindi uno scenario di performance positive sia per le obbligazioni sia per le azioni, e in particolare per le obbligazioni con caratteristiche azionarie (titoli investment grade e high yield) e per le azioni simili a obbligazioni (titoli con crescita stabile e dividend yield interessante).

Al tempo stesso, però, non possiamo escludere che la nuova normalità sarà diversa dalla realtà che avevamo prima della correzione. Abbiamo visto che alcuni segmenti di mercato sono altamente sensibili alla prospettiva di un aumento dei tassi di interesse reali. Le asset class che hanno attirato i maggiori afflussi di capitale negli ultimi anni, quelle fortemente sovrappesate nei portafogli di investimento e/o che presentano i minori premi al rischio rispetto alla liquidità e ad altri attivi, si sono dimostrate vulnerabili. Anche se non ci si aspetta un sostanziale aumento dei tassi di interesse reali, per il futuro sarebbe opportuno richiedere un premio al rischio più elevato su questi investimenti che generano reddito.

Associata a una ripresa economica globale più evidente nei prossimi trimestri, trainata dalle economie sviluppate, la nuova normalità potrebbe benissimo essere di natura più orientata alla crescita. In questo clima, le azioni andranno decisamente meglio delle obbligazioni, e i tipici asset che generano reddito (obbligazioni, real estate, titoli a dividendo) saranno battuti dalle azioni cicliche orientate alla crescita.

Il trend instauratosi alla fine di aprile, con il passaggio dalle azioni stabili, che generano reddito ma costose, ai titoli ciclici che offrono crescita a un prezzo ragionevole, potrebbe potenzialmente rappresentare uno sviluppo a lungo termine. A prescindere dalle valutazioni e dalla relativa sottoponderazione nei portafogli di investimento, diversi altri motivi sostengono questa ipotesi. Gli indicatori di sorpresa economica per le dieci maggiori economie sviluppate, per esempio, seguono attualmente un trend rialzista. In una prospettiva storica, l’andamento di questo indicatore appare fortemente correlato alla performance relativa dei settori ciclici.

Anche una maggiore pendenza delle curve dei rendimenti rappresenta un fattore positivo. Infine, l’accelerazione degli utili dei settori ciclici, rispetto a quella dei settori difensivi, recentemente è tornata in territorio positivo. Negli ultimi anni i mercati si sono assuefatti al ‘denaro facile’, e la prospettiva di farne a meno potrebbe significare la fine della ricerca di rendimento e l’inizio di una ‘nuova normalità’.