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Inflazione torna a scaldarsi in Italia e in Europa, salgono pressioni su Bce

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Impennata di fine anno per i prezzi dell’area euro, Italia compresa. Dopo i dati oltre le attese arrivati ieri dalla Germania (+1,7% a/a dell’inflazione), oggi sono arrivati i riscontri dell’intera area euro con i dati preliminari Eurostat che evidenziano un progresso dell’1,1% annuo dal precedente +0,6%. Il consensus degli analisti era +1%. Accelerazione anche a livello core: +0,9% dal +0,8% precedente.

Aumento dei prezzi che non manca di sollevare dei dubbi circa la necessità del sostegno della bce che proprio a dicembre ha esteso fino a fine 2017 il piano di acquisti di asset. Dalla Germania si sono già sollevati pareri favorevoli a un’interruzione del quantitative easing già a marzo, come affemato dal numero uno dell’istituto Ifo, Clemens Fuest.

In Italia prezzi a +0,5%, ma 2016 si chiude in deflazione
A dicembre, secondo le stime preliminari diffuse sempre oggi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo in Italia registra un aumento dello 0,4% rispetto al mese precedente e dello 0,5% nei confronti di dicembre 2015. Il dato si confronta con l’aumento tendenziale dello 0,1% registrato a novembre. L’”inflazione di fondo” sale a +0,6% da +0,4% del mese precedente; al netto dei soli beni energetici si attesta a +0,7% (da +0,4% di novembre).
La ripresa dell’inflazione a dicembre 2016 è dovuta principalmente alle accelerazioni della crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,6%, da +0,9% di novembre), degli Energetici non regolamentati (+2,4%, da +0,3% di novembre) e degli Alimentari non lavorati (+1,8%, era +0,2% il mese precedente).

In media d’anno, nel 2016 i prezzi al consumo registrano una variazione negativa (-0,1%): era dal lontano 1959 (quando la flessione fu pari a -0,4%) che non accadeva. L’”inflazione di fondo”, calcolata al netto degli alimentari freschi e dei prodotti energetici, rimane invece in territorio positivo (+0,5%), pur rallentando la crescita da +0,7% del 2015.