Inflazione: meglio munirsi di estintori prima che scoppi l'incendio

Inviato da Riccardo Designori il Mar, 29/01/2013 - 11:34

<i>Di seguito pubblichiamo un'analisi elaborata da Ben
Lord, gestore del fondo M&G European Inflation Linked Corporate Bond. Per l'esperto
la risposta politica senza precedenti attuata tramite gli strumenti di politica
monetaria da parte di tutte le principali banche centrali del Mondo rischia di
provocare una risalita dell'inflazione. L'ampliamento dei mandati degli
istituti centrali comporta infatti il rischio di errori politici che potrebbero
condurre all'aumento del costo della vita.</i>


Il recente ampliamento dei poteri delle banche centrali e
l'inclusione della crescita economica fra i loro obiettivi sono stati accolti
con favore dai mercati, visto il successo delle politiche monetarie di
contenimento dell'inflazione attuate nell'ultimo decennio. Abbiamo forse
riposto una fiducia eccessiva nelle capacità delle banche centrali? E,
considerando l'aumento dei deficit pubblici fino a livelli mai visti in tempi
di pace e il chiaro incentivo politico a tollerare tassi più elevati di
inflazione, ne abbiamo forse sovrastimato l'impegno a mantenere la stabilità
dei prezzi? Gli indicatori di inflazione, le valutazioni e i premi di rischio
sembrano suggerire una risposta negativa. Ma raramente gli investitori si sono
accorti dell'imminenza dell'inflazione. Anche se i costi potenziali di una sua
risalita sono significativi, i prezzi degli strumenti di protezione appaiono
attualmente convenienti, poiché i mercati sottovalutano il rischio di
inflazione. Non si aspetta che scoppi un incendio per cominciare a munirsi di
estintori; occorre pensarci prima. È quindi opportuno che gli investitori
comincino a prepararsi per un imminente ritorno dell'inflazione.


<b>IL RUOLO CRUCIALE DELLE BANCHE CENTRALI</b>


La crisi finanziaria globale e la "Grande Recessione" che ne
è derivata hanno suscitato una risposta politica senza precedenti. In tutto il
mondo le banche centrali sono intervenute ricorrendo all'intera gamma di
strumenti di politica monetaria disponibili e persino coniandone di nuovi.
Questa espansione segnala una tacita modifica del mandato delle banche centrali
che potrebbe avere conseguenze importanti sul futuro andamento dell'inflazione.
Il nuovo mandato delle principali banche centrali è il sostegno ai sistemi
bancari nazionali, a compensare gli effetti delle politiche di austerità dei
governi, a imprimere una spinta agli scambi commerciali, e a creare le
condizioni per generare occupazione e crescita economica. Questo ampliamento
dei mandati comporta il rischio di errori politici che potrebbero condurre a
una risalita dell'inflazione; inoltre, l'estensione delle responsabilità delle banche
centrali ad aree che precedentemente competevano unicamente ai governi rende la
loro indipendenza sempre più fragile. Non è da escludere l'ingerenza dei
governi nelle politiche monetarie, soprattutto se si considera che, tramite la
politica monetaria, ci si può servire dell'inflazione per ridurre il peso di un
debito pubblico in continuo aumento. Se arriveremo a questo punto, le pressioni
inflazionistiche aumenteranno ma la credibilità delle banche centrali ne uscirà
minata, rendendo inefficaci le risposte di politica monetaria. Per proseguire
con la nostra metafora: le fiamme ci lambiranno, ma non avremo estintori a
portata di mano.


<b>PORTAFOGLI "A PROVA D'INFLAZIONE"</b>


A differenza dei titoli obbligazionari tradizionali, le
obbligazioni indicizzate pagano una cedola legata all'inflazione, pari al tasso
di inflazione più o meno un rendimento reale. Di conseguenza, se l'inflazione
aumenta, cresce anche il rendimento per il detentore del titolo. A condizione
che detenga l'obbligazione indicizzata fino alla scadenza, l'investitore non
dovrà più preoccuparsi di una futura risalita dell'inflazione, poiché ogni anno
riceverà una cedola pari all'inflazione realizzata più (o meno, come nel caso
dei titoli di Stato indicizzati nelle odierne condizioni di mercato) il
rendimento reale del titolo. Grazie alla recente espansione del mercato delle
obbligazioni societarie indicizzate, che ha raggiunto un valore di 50 miliardi
di euro nell'Eurozona e di 40 miliardi di sterline nel Regno Unito*, l'offerta
di strumenti di protezione dall'inflazione non è mai stata così ampia. Le
obbligazioni corporate indicizzate consentono agli investitori di evitare
l'alto rischio di tasso di interesse connesso ai titoli di Stato indicizzati e
di guadagnare un ulteriore premio per il rischio di credito legato al fatto di
prestare denaro a un emittente societario. A nostro giudizio, le obbligazioni
"investment grade" sono tuttora convenienti e compensano abbondantemente gli
investitori per i livelli attesi di insolvenza degli emittenti non finanziari.
Le obbligazioni societarie indicizzate all'inflazione potrebbero quindi
rappresentare una buona scelta strategica per gli anni a venire.


<b>MUNIRSI DI ESTINTORI</b>


Le ragioni per prevedere l'esaurirsi dell'attuale fase di
bassa inflazione sono molteplici. Le banche centrali, che hanno messo in atto
misure di stimolo senza precedenti e continuano a studiare nuovi modi per dare
impulso alla crescita, sembrano tollerare maggiormente un'inflazione superiore
al tasso obiettivo. Questo approccio accresce il rischio di gravi errori di
politica monetaria che potrebbero minarne la credibilità sul fronte del
contenimento dell'inflazione?


Oggi la prospettiva di un potenziale aumento dei prezzi non
sembra preoccupare particolarmente gli investitori. Una buona notizia per chi
intende acquistare protezione dall'inflazione. In questo momento i prezzi degli
investimenti indicizzati all'inflazione appaiono convenienti, anche in assenza
di picchi inflattivi. Se l'inflazione riprenderà effettivamente a salire, le
altre asset class ne subiranno probabilmente l'impatto e gli strumenti
indicizzati diventeranno ancora più interessanti. Gli investitori che
decideranno di non proteggersi potrebbero uscirne scottati.

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