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Inflazione: luci e ombre da Confcommercio, consumi frenati da costi servizi pubblici

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“Per il terzo mese consecutivo la variazione dell’indice dei prezzi al consumo si è attestata, su base annua, allo 0,7%. Questa dinamica contenuta rappresenta un dato innegabilmente positivo perché sostiene, per quanto possibile, il potere d’acquisto dei redditi familiari, peraltro falcidiati da una pressione fiscale ormai insostenibile. Tuttavia, non mancano elementi di preoccupazione”. Commenta così l’Ufficio Studi Confcommercio alle rilevazioni sull’inflazione a gennaio diffuse dall’Istat.

“Bisogna, infatti, sottolineare – precisa l’Ufficio Studi – come i prezzi dei servizi regolamentati, che costituiscono in molti casi una spesa obbligata per le famiglie, registrino un trend decisamente più elevato rispetto al dato medio (+0,6% congiunturale, +3,6% nei confronti di gennaio 2013). A determinare questa variazione sono stati soprattutto i servizi a regolamentazione locale, per i quali la variazione su base annua raggiunge il 6%, trainati dagli aumenti della tariffa sui rifiuti (+14,7 rispetto a gennaio 2013), dell’acqua (+5,6% tendenziale) e dei servizi di trasporto”.

“Dunque, ancora una volta, non è il mercato a deprimere i consumi ma l’effetto combinato tra fiscalità e costi crescenti di molti servizi pubblici, la cui fruizione è irrinunciabile”. “Su questi temi – conclude l’Ufficio Studi – è improrogabile un intervento che riduca gli oneri per famiglie e imprese, al fine di restituire un po’ di smalto alle principali componenti della domanda interna”.