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Inflazione Eurozona frena più del previsto e torna sotto target Bce

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Tira il freno l’inflazione dell’area euro. A marzo, stando alla stima preliminare diffusa dall’Eurostat, l’inflazione è diminuita più del previsto a marzo, alleviando così le pressioni sulla Bce per rimuovere gli stimoli di politica monetaria.

A marzo, l’indice dei prezzi al consumo segna un +1,5% annuo dal +2% del mese precedente, livello corrispondente al target indicato dalla Bce. Il consensus era +1,8%. A livello “core” l’inflazione risulta di +0,7% dal +0,9% precedente (consensus +0,8%). 

Spinta maggiore arriva dall’energy
L’energia si conferma il principale motore che spinge verso l’alto i prezzi (+7,3% rispetto al +9,3% nel mese di febbraio), seguita da cibo, alcol e tabacco (1,8% rispetto al 2,5% nel mese di febbraio), servizi (1% rispetto all’1,3% in febbraio) e beni industriali non energetici (0,2%, stabile rispetto a febbraio).

Moderata la reazione dell’euro che si mantiene poco sotto la soglia di 1,07 contro il dollaro, livello che aveva violato al ribasso alla vigilia in scia al forte calo dell’inflazione tedesca e all’onda lunga delle indiscrezioni secondo cui l’istituto guidato da Mario Draghi avrebbe considerato eccessiva la reazione dei mercati al messaggio emerso nell’ultima riunione di marzo e avrebbe di conseguenza intenzione di ripresentare, nella riunione di aprile, l’impegno a sostenere una politica monetaria accomodante.

Da aprile QE più leggero
A partire da aprile la Bce ridurrà a 60 miliardi di euro gli acquisti mensili di asset, che nei programmi si protrarrà almeno fino a fine 2017. Ieri Standard & Poor’s ha diffuso un report sull’Europa in cui prevede che gli acquisti sarano ridotti a 40 miliardi al mese già nel secondo semestre di quest’anno. Allo stesso tempo, nella seconda metà dell’anno la BCE dovrebbe portare il suo tasso sui depositi, attualmente a -0,4%, più vicino allo zero. Di contro il livello dei tassi di interesse è visto da S&P rimanere fermo a zero almeno fino al 2019.