L'industria del lusso si scrolla di dosso la crisi: Altagamma certifica un 2010 in ripresa

Inviato da Micaela Osella il Lun, 18/10/2010 - 14:43

E' tempo di rimettersi sulla via maestra. Il 2009 è stato l'annus horribilis per l'industria del lusso, ma dal primo semestre 2010 è arrivata la svolta. Il vento è cambiato: hanno iniziato ad arrivare i primi segnali positivi, con una consistente ripresa delle vendite e della redditività. E' questo lo scenario tracciato dal Fashion and Luxury Insight 2010, la rilevazione annuale condotta da Sda Bocconi e Altagamma sui bilanci delle imprese internazionali e quotate della moda e del lusso.

Per la prima volta da anni la crescita del fatturato è stata negativa (-5,3%) e le imprese, a fronte anche di un calo del Roi all'8,3% dal 9,1%, hanno tagliato gli investimenti. Tra le aziende più colpite le italiane, a conferma dei presagi negativi del 2008. Con il fatturato a -11,8% l'Italia va peggio dell'Asia (-7%), degli Usa (-5%), del resto d'Europa (-2,7%) e della Francia (-1,3%). Anche rispetto alla profittabilità l'Italia ottiene risultati scoraggianti: il suo Roi (0,3%) è largamente in fondo alla classifica, dovendosi confrontare con valori che vanno dal 7,6% del Resto d'Europa al 17,8% dell'Asia. Il rapporto analizza i bilanci di 65 imprese quotate e conosciute a livello internazionale con un fatturato superiore ai 200 milioni di euro ciascuna per un totale di 218 miliardi.

In linea generale la redditività del capitale proprio è in leggera crescita, ma a livelli ancora deludenti (Roe al 3,7%) e il risultato operativo (Ebit) e il margine operativo lordo (Ebitda) medi, al 7% e all'11%, sono ben lontani dai livelli del 2005-2007. Eppure qualcosa si è messo in moto. Come segnala Claudia D'Arpizio, partner di Bain & Co., il 2010 dovrebbe chiudersi con un saldo positivo compreso tra il +3% e il +5% per l'industria del lusso.

"Non è facile capire come si consoliderà questo rimbalzo, che potrà proporsi in parallelo alla ripresa dell'economia", puntualizza l'esperta. "Alla fine siamo sopravvissuti e consolidare il rimbalzo non sarà facile. Intanto è tornato il consumatore americano, la Cina ha guidato la crescita confermandosi un driver fondamentale, ma non continuerà a crescere alla stessa velocità del passato. Andando avanti vedremo cosa succederà - ha proseguito - Quel che sarà importante monitorare è la qualità dei numeri: tornare qualitativamente ai livelli che avevamo nel 2007".

Barbara Rovetta della Sda Bocconi, coautrice del rapporto annuale Fashion and Luxury Insight insieme alla Fondazione Altagamma, pone l'accento su un altro aspetto: "se il deterioramento finanziario era da prevedere, in ragione della crisi globale, il vero campanello d'allarme è la riduzione degli investimenti nell'attività caratteristica, ora pari all'82,3% dell'ammortamento. Queste cifre - specifica - suggeriscono che, per contrastare la forte riduzione delle vendite, la maggior parte degli attori del settore hanno tagliato con decisione gli investimenti per lo sviluppo del business e per il sostegno della crescita futura. In questo modo - avverte la Rovetta - si rischia di compromettere la capacità di ripresa nel prossimo futuro".

Ma intanto qualche punto fermo c'è. L'Ebitda medio globale delle imprese nel 2011 crescerà di 15 punti percentuali rispetto al 2010 secondo le previsioni sull'andamento del settore Altagamma nel 2011. E segni positivi sono previsti per tutte le categorie di prodotto sempre l'anno prossimo con aumenti significativi per la pelletteria (+8%), la gioielleria-orologeria (+8,5%) e in forte ripresa anche l'abbigliamento con un +7,5%.

Riguardo ai mercati , Europa e Usa dovrebbero crescere rispettivamente del 5,5% e del 6%. Una forte e ulteriore crescita riguarderà l'Asia (+15,8%), il Medio Oriente (+11,5%). Il Giappone invece potrebbe registrare un lievissimo segnale positivo (+0,8%), dopo sette anni consecutivi di calo dei consumi e si conferma ancora il mercato relativamente peggiore. La ripresa si è messa in moto piano, ma è meglio non dirlo ancora troppo forte.

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