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Indonesia, un’idea di investimento sempre più emergente

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Spesso lasciato in secondo piano tra le economie considerate emergenti, l’Indonesia è in realtà uno dei pochi Paesi che anche durante la crisi economica finanziaria globale ha visto la crescita economica mantenere sempre un’impostazione positiva senza mai scivolare in territorio negativo. A sostenere la congiuntura di Jakarta e delle oltre 17.000 isole che compongono la Repubblica è stato in primo luogo il recupero della domanda interna, fattore in grado di influenzare con decisione e più di altri Stati Emergenti le sorti del Pil.


La crescita economica, almeno osservando il consensus mediano raccolto tra i diversi uffici studi delle Banche d’affari da Bloomberg, dovrebbe peraltro continuare a mostrare progressi più che interessanti. Dopo il +6,10% del Pil nel 2010, nel 2011 la crescita dovrebbe attestarsi al 6,40%, nel 2012 al 6,50% e nel 2013 al 6,73%.

La forza economica sta aiutando anche il Governo: il Paese appare più stabile rispetto al passato e anche rispetto ai suoi vicini del Sud-Est asiatico come Tailandia e Malesia. Il governo di Susilo Bambang Yudhoyono dovrebbe quindi non avere particolari problemi a giungere al termine della legislatura, programmata per il 2014, gettando così le basi per la prosecuzione del piano di investimenti in infrastrutture. I riflessi per le aziende indonesiane sotto l’aspetto di sostenibilità del Roe, già ora prossimo al 18% e al top se confrontato con gli altri Paesi emergenti, sarebbero evidentemente positivi.


“A nostro avviso l’Indonesia rimane una storia strutturale irresistibile a lungo termine” hanno chiosato oggi a riguardo dal Credit Suisse ricordando come ” l’attuale legame tra banche e consumatori lascia ampi margini per la prosecuzione della crescita”. A livello numerico sul fronte degli utili, il consensus indicano aspettative di crescita degli utili del 20% nel 2011 e del 18,5% nel 2012. Molto sopra tanti decantati Paesi Emergenti. Anche in termini di valutazione, i valori a cui passano di mano mediamente i titoli non appaiono elevati: nonostante i progressi degli ultimi 3 anni, il mercato scambia a 13,2 volte il P/e stimato a 12 mesi. Ossia molto vicino alla media a 5 anni.


Non è solo il comparto azionario ad avere prospettive di prosecuzione del trend rialzista. Se il Jakarta Composite Index ha messo a segno un progresso di oltre il 250% dai minimi del 28 ottobre 2010, anche i titoli di Stato appaiono destinati a incrementare il loro valore grazie a un nuovo incremento, previsto da tutti, del merito creditizio. La serie di promozioni giunte dal 2009 ha portato il rischio sovrano al margine dell’investment grade, ora distante solo un notch. L’effetto positivo si avrebbe anche in termini di ulteriori afflussi di capitale dall’estero, in grado a loro volta di sostenere l’economia del Paese.


Proprio queste considerazioni hanno spinto gli analisti del Credit Suisse ad alzare il rating sul Paese a overweight dal precedente neutral. Gli esperti elvetici nello specifico credono che il mix di fattori positivi che sta generando l’economia indonesiana siano i semi di una crescita secolare. La corsa dovrebbe quindi non essere ancora giunta al termine, così come la speculazione non dovrebbe aver disallineato l’equilibrio delle valutazioni tra economia reale e prospettica.

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