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India, un’economia in forte ripresa senza gli steroidi della Banca centrale

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Se le azioni dei Paesi Emergenti sono quelle che nel complesso presentano il maggiore potenziale, tuttavia l’incertezza delle Banche centrali e le condizioni meno favorevoli sul mercato delle materie prime fanno dell’India il Paese più attraente agli occhi dei gestori. “I fondamentali economici sono in ripresa da un punto di vista sia strutturale che ciclico, e per la prima volta in più di dieci anni il bilancio è sul punto di chiudere in surplus, mentre l’inflazione dei prezzi è sotto controllo (5,1% in agosto)”, spiega in un report Nadège Dufossé, Head of Asset Allocation di Candriam Investors Group. Inoltre il ciclo economico sta prendendo slancio, come testimonia il più recente indice composito PMI al 54,6 e la previsione di crescita del Pil si attesta al 7,8% sia per l’anno in corso che per il 2017, in assoluto la più elevata dei Paesi BRIC. “Fra le grandi economie mondiali, è quella che cresce più rapidamente e potrebbe continuare così per altri venti anni – conferma il team di gestione di Pictet Asset Management.
 
Resilienza indiana
 
La resilienza dell’economia indiana ai fattori di stress mondiali è sostenuta in primo luogo dal programma nazionale di riforme, che rende l’India meno vulnerabile alle influenze esterne. L’economia oggi gode degli obiettivi di riforma degli NPL da parte della Bank of India (RBI), volti a riparare il meccanismo di riforma della politica monetaria, con il suo previsto effetto leva sulla legge sulla tassazione di beni e servizi, che mira alla creazione di un mercato unico indiano. Come spiega Pictet, la Reserve Bank of India (RBI) ha operato in modo tradizionale, senza scimmiottare le Banche Centrali del resto del mondo che stanno riempiendo di steroidi l’economia. “Le imprese – aggiunge Pictet – lavorano per generare redditività e il mercato azionario si comporta razionalmente”. Tutti fattori che hanno creato uno straordinario ciclo virtuoso in grado di sostenere ulteriormente la Borsa indiana. “Nell’attuale contesto di consolidamento dei prezzi delle commodity prevediamo che gli importatori di materie prime come l’India recupereranno sugli esportatori”, aggiunge Dufossé.
Perle indiane
In questo contesto ovviamente i titoli indiani hanno in generale sovraperformato i Mercati Emergenti nella seconda parte dell’anno, dato che i fattori esterni (come la debolezza del dollaro e il consolidamento delle commodity) hanno perso peso come fattori di performance. Ma questo momentum sembra essere passeggero. Secondo Pictet la ricerca di titoli fortemente sottovalutati porta spesso verso aziende al momento poco amate. Un buon esempio è Interglobe, operatore di Indigo, la più grande e forse la migliore linea aerea indiana. Secondo Pictet è la più economica fra le compagnie low cost e ha saputo emulare con successo il modello basato su un’unica flotta, un’organizzazione snella e la continua generazione di cash flow. Inoltre le valutazioni sono ormai assolutamente ragionevoli. “Non dimentichiamo inoltre che nei prossimi venti anni il mercato dell’aviazione indiano dovrebbe svilupparsi più rapidamente di qualunque altro e che Indigo probabilmente saprà cavalcare l’onda!”, spiegano i gestori. Un altro tesoro nascosto, secondo Pictet, è Repco Finance, che ha meno dell’1% del mercato dei mutui residenziali ma presenta un’eccezionale redditività del capitale e prospettive di crescita a lungo termine. Infine Kotak Bank e MRF, primo produttore di pneumatici indiano, che ha riportato gli utili più elevati della categoria. “Entrambi i titoli hanno visto moltiplicare di 9-10 volte il proprio valore negli ultimi dieci anni e a nostro parere possono creare ancora valore nei prossimi dieci”, conclude il team di Pictet.