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Indagini su Fastweb, la società smentisce false fatturazioni

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Tutto ciò che ruota attorno a Fastweb continua a fare rumore in Borsa, e non è un caso. L’azienda milanese da alcune settimane è al centro di una serie di operazioni e voci di grande effetto per i mercati. Oggi è la volta di indiscrezioni di stampa relative a un’inchiesta che vedrebbe indagati alcuni manager della società, tra cui anche il fondatore e maggior azionista Silvio Scaglia.


L’allarmismo della Borsa, dove il titolo è arrivato a perdere stamattina anche 8 punti percentuali è stato fin qui smorzato da una pronta smentita della stessa società (il titolo è attualmente in calo di 4 punti percentuali), che ha riferito l’indagine a un’inchiesta risalente al 2004. L’ipotesi riportata dalla stampa – secondo quanto si legge in un comunicato della stessa Fastweb – sarebbe focalizzata su alcune società di servizi a valore aggiunto a cui gran parte degli operatori di tlc italiani (Fastweb in misura marginale) si è limitata a vendere, in maniera del tutto legittima e trasparente, servizi di trasporto/connettività.

L’ipotesi di stampa è invece di tutt’altro peso, riferendo di traffico telefonico fittizio volto a gonfiare il fatturato e creare un credito Iva complessivo per oltre 170 milioni di euro, di cui comunque solo 30 milioni farebbero riferimento a Fastweb. L’inchiesta, cui starebbe lavorando la Procura di Roma da alcuni mesi sarebbe poi entrata nel vivo in autunno, con una perquisizione della Guardia di Finanza presso gli uffici di Fastweb, che avrebbe portato anche al sequestro di documenti ritenuti interessanti dagli investigatori.


All’interno del comunicato del gruppo di tlc mancano quindi due importanti indicazioni, su cui non è stato possibile, per via telefonica, avere delucidazioni da parte della società: la prima riguardante una eventuale archiviazione dell’inchiesta, la seconda relativa alla veridicità di una presunta perquisizione delle Fiamme Gialle in azienda e del sequestro di documenti.


Un po’ di chiarezza comunque, data la delicatezza del tema, occorrerebbe. Secondo quanto si legge stamattina su un quotidiano, Silvio Scaglia, sarebbe già stato iscritto nel registro degli indagati assieme ad altri 5 manager che lavorano o hanno lavorato nella società: Emanuele Angelidis, Mario Rossetti, Lorenzo Macciò, Bruno Zito e Alberto Trondoli.


Le ipotesi di reato inoltre, almeno così come le si leggono sulla stampa, sono pesanti. Si va dall’associazione a delinquere, alle false comunicazioni sociali, fino alle dichiarazioni infedeli mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.


In particolare le operazioni sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti ruoterebbero attorno ad alcune società terze, denominate cartiere, che acquistavano servizi telefonici e telematici da altre società con sede in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, per cederli poi a Fastweb con l’addebito di Iva. Successivamente Fastweb rivendeva questi servizi alle società inglesi o statunitensi al vertice della catena, questa volta senza addebito di Iva, creando così il credito Iva sotto esame.