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Inchiesta gas: ipotesi associazione a delinquere

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Non bastano le rassicurazioni immediatamente fornite da Eni e dalle altre società del gas, Aem, Snam, Italgas e Arcalgas, coinvolte nell’inchiesta della Procura milanese in relazione a una presunta truffa sui sistemi di misurazione per il trasporto e la distribuzione del gas, i cosiddetti contatori venturimetrici, per calmare le acque attorno alla vicenda. Le associazioni di consumatori alzano il tono della voce e sono pronte a costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento mentre la questione approda anche in Parlamento dove è all’esame un disegno di legge che riguarda la modifica dei sistemi di misurazione del gas. Nel frattempo i pubblici ministeri Maria Letizia Mannella e Sandro Raimondi contestano ai vertici delle cinque società non solo i reati di truffa, violazione fiscale in materia di accise, ostacolo all’attività di vigilanza e uso o detenzione di misure o pesi con falsa impronta ma anche quello ben più grave di associazione a delinquere.


Qualche informazione in più potrebbe arrivare dall’incontro organizzato questo pomeriggio dalla società guidata da Paolo Scaroni (coinvolto nell’indagine) “al fine di fornire i necessari chiarimenti e le più ampie informazioni in merito alle problematiche emerse”. Secondo il presidente dell’Adoc, una delle associazioni che prenderanno parte all’incontro, “è essenziale che si chiariscano le eventuali possibili ricadute sulle bollette delle famiglie”. Una stima dell’Adoc farebbe infatti emergere “in 62 euro il possibile ammanco dei consumatori all’anno”, cifra che se verificata spingerebbe le Associazioni a chiedere il ripianamento del danno al gruppo.

Secondo uno studio dell’Ufficio metrico di Milano condotto sul gasdotto di Mazara del Vallo sono state identificate variazioni giornaliere da 3 a 5mila tonnellate di gas. Con riferimento alle prove effettuate per verificare presunti raggiri sui singoli consumatori, lo stesso ufficio ha evidenziato che “derivano variazioni della precisione fino a più di dieci punti percentuali per i contatori a membrana domestica e fino a più cinque punti percentuali per quelli a membrana di classe maggiore”.


Verifiche tuttaltro che semplici da effettuare considerate le grandi quantità di gas che transitano negli impianti di misurazione con transazioni commerciali riguardanti una pluralità di soggetti quali i trasportatori (a monte e a valle dell’impianto), il gestore dell’impianto, il proprietario, i venditori e gli acquirenti del gas. Una ragnatela di rapporti assai intricati. Le fatture al cliente finale sono emesse sulla base di un conteggio volumetrico, determinato dal volume del gas che passa per l’impianto, diverso da quello venturimetrico, basato sulla velocità del gas immesso utilizzato all’ingrosso. In quest’ultimo caso il conteggio diviene particolarmente. “A seconda dell’area di provenienza il gas ha un contenuto in Kilocalorie diverso – ha spiegato a Finanza.com Giuseppe Colella, responsabile energia di Federconsumatori – diviene dunque necessaria da parte dei distributori l’applicazione di una formula matematica per la misurazione”. Il caso di un’errata applicazione e quindi di una rilevazione non esatta delle Kilocalorie in entrata, all’atto della fornitura di dati fiscali costituirebbe la premessa in grado di dare luogo a una frode fiscale. Un’ipotesi come quella delineata non avrebbe comunque nessun impatto sui consumatori.