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L’incertezza sulla crisi greca spinge l’euro-dollaro ai minimi dal maggio 2009

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L’euro si conferma sotto pressione scivolando verso 1,34 dollari, ai minimi dal maggio 2009. Le incertezze e le divisioni del’Unione Europea nell’affrontare la crisi greca stanno penalizzando la moneta unica che quota 1,3418 dollari (1,3525 il finale di ieri) e a 1,4264 franchi svizzeri, dopo un nuovo minimo storico a 1,4227 franchi. Gli investitori attendono sviluppi sul dossier greco alla vigilia del Consiglio europeo in calendario domani e venerdì. Per la prima volta, ieri Berlino ha aperto uno spiraglio alla possibilità di un sostegno finanziario ad Atene, ponendo però una serie di paletti tra cui un sostanzioso contributo da parte del Fondo monetario internazionale.

L’Unione Europea deve decidere questa settimana in che modo aiutare la Grecia oppure corre il rischio di provocare “seri problemi” all’euro. Il monito è stato lanciato dal commissario Ue per gli affari monetari, Olli Rehn, aggiungendo che “c’è già la preparazione tecnica. Ora c’è bisogno di una decisione politica. Siamo ad un bivio e la Grecia può provocare seri danni all’euro”. Il commissario, inoltre, ha detto che sul tavolo ci sono ancora diverse alternative e non vede problemi circa l’ipotesi di aiuti alla Grecia da parte del Fmi.

In un’intervista al quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha sottolineato che l’ipotesi di un’esclusione dalla zona euro, ventilata nei giorni scorsi dal cancelliere Angela Merkel, rappresenta soltanto l’ultima spiaggia ed è meglio che la zona euro risolva da sé i propri problemi, servendosi soltanto eccezionalmente del sostegno del Fmi. Ma una fonte vicino alla Merkel ha anticipato ieri che difficilmente si arriverà ad un accordo su Atene nelle discussioni dei capi di stato e di governo. “Ci aspettiamo che emerga qualche dettaglio sullo stato delle negoziazioni prima del vertice, fino ad allora però il mercato obbligazionario si manterrà in range e il differenziale di rendimento Grecia/Germania continuerà a cercare una direzione”, spiegano dalle sale operative.

Lontano dalla zona euro, il governo di Pechino sta studiando “coscienziosamente e con determinazione” come riformare il cambio dello yuan, ma ogni decisione sarà presa con estrema cautela, date le enormi ramificazioni e implicazioni del problema. Lo ha affermato Li Deshui, ex capo dell’ufficio nazionale di Statistica, in un articolo su un quotidiano cinese nel quale sottolinea che una riforma del cambio deve “prendere in considerazione l’economia mondiale nel suo insieme”. Le sue parole riecheggiano la posizione ufficiale di Pechino che ha respinto le pressioni di Washington per una rivalutazione dello yuan che renderebbe più competitive le esportazioni Usa, favorendo le imprese e l’occupazione statunitense.

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