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L’incertezza politica continua a penalizzare il Rand

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Il processo di normalizzazione della politica monetaria statunitense da un lato e l’eco del rallentamento dell’economia cinese dall’altro, nel 2015 hanno favorito il rafforzamento del biglietto verde (+5% medio rispetto alle principali controparti) a scapito di quelle valute maggiormente legate alle materie prime come il real brasiliano (-33%), il rublo (-15%) e il rand (-25%). Secondo i dati elaborati dall’Institute of International Finance, l’anno scorso, per la prima volta dal 1988, i capitali in uscita dalle economie emergenti hanno superato gli afflussi (quest’anno il saldo è visto passivo per 548 miliardi di dollari).

Causa, come ha rilevato Gareth Berry di Macquarie Bank, gli ordini di vendita partiti dal Giappone, nel corso della seduta in Asia oggi il cambio tra il biglietto verde e la moneta sudafricana è arrivato a perdere fino al 9% (performance peggiore dal 2008) facendo segnare un nuovo massimo storico a 17,9950 zar.

Nelle ultime settimana la debolezza della valuta sudafricana è stata accentuata dalla decisione del presidente Jacob Zuma di nominare David Van Rooney alla carica di Ministro delle Finanze al posto di Nhlanhla Nene. “Il rand tende a riflettere le tensioni degli investitori sulla situazione politica”, ha rilevato Jeffrey Schultz di BNP Paribas Cadiz Securities. “Il forte incremento dell’avversione al rischio della scorsa settimana, la ridotta liquidità e il posizionamento degli operatori stanno affossando il rand”, ha detto Robert Rennie di Westpac Banking.

La debolezza cinese, un processo riformatore al palo e i ripetuti downgrade del merito di credito nella seduta odierna hanno spinto il rendimento dei decennali al 9,685% e l’ondata di siccità che sta colpendo il Paese (che spingendo al rialzo i prezzi al consumo potrebbe indurre la banca centrale ad innalzare il costo del denaro) potrebbe far degenerare la situazione.