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In tutto il mondo le famiglie non riescono più a risparmiare. L’Italia sta peggio

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Risparmiare oggi è un’impresa sempre più difficile per i risparmiatori, che accusano il peso della crisi internazionale sulle proprie finanze personali in tutto il mondo, anche se con alcune differenze tra nazioni. E’ quanto emerge dalla prima Ricerca Internazionale del Gruppo ING, commissionata all’istituto di ricerca TNS in 19 Paesi su 18 mila risparmiatori, interrogati sul livello dei risparmi accumulati e sulla loro capacità di accantonare liquidità.
A livello globale il 51% del campione dichiara di risparmiare meno rispetto al passato, ma, mentre questa tendenza è confermata in tutti i Paesi occidentali, nelle potenze emergenti dell’Asia, ovvero Cina, India e Tailandia, la situazione finanziaria personale risulta in molti casi migliore rispetto al passato. I dati sono quindi diversi da quelli dell’Europa, dove il 58% dei risparmiatori percepisce come peggiorata la propria situazione economica (contro il 29% in media nei Paesi asiatici considerati), principalmente a causa dell’inflazione e della disoccupazione.

I livelli più bassi nella capacità di spesa sono rilevati in Italia, nell’Est Europa, in Spagna e in Turchia. Più tranquilli nell’affrontare le spese quotidiane sono i cittadini lussemburghesi, gli olandesi, i tedeschi e gli austriaci, così come i cinesi, gli indiani e tailandesi.

L’Italia ha la percentuale più bassa di persone soddisfatte della propria capacità di accantonamento (12%) ma, fortunatamente, resta relativamente limitata anche la percezione di reale disagio (19% del campione e solo il 6% parla di molto disagio). Elevata, invece, è la percentuale dei risparmiatori italiani intervistati che vivono in una sorta di limbo: il 63% del campione si dichiara, infatti, né a proprio agio né a disagio, con il livello intermedio più elevato in Europa (segue la Francia con il 52%).

In linea con i motivi rilevati a livello europeo, anche il campione italiano (circa 1000 intervistati) percepisce la propria posizione finanziaria indebolita a causa dei prezzi che crescono molto più in fretta del proprio stipendio (55%), mentre il 16% ha perso la propria occupazione o ha subito una riduzione della retribuzione. Non stupisce, perciò, che il 64% degli italiani, dato sopra la media europea e mondiale (51%), dichiarino di riuscire a risparmiare meno rispetto al passato né, tantomeno, che il nostro Paese mostri la percentuale più bassa di persone che non si sentono toccate dalla crisi (21%, il 71% dichiara al contrario una situazione finanziaria peggiorata).

Questi dati confermano quanto già rilevato dall’edizione invernale dell’Osservatorio su Risparmio e Famiglie di ING DIRECT Italia con Gfk Eurisko, che mostrava un Indice di benessere finanziario (IBF) – l’indicatore sintetico del livello di comfort in relazione a sei dimensioni della finanza personale – in calo, da un valore di 49 della scorsa estate a 47,5 dell’autunno/inverno.
Il risparmio, tuttavia, rimane un obiettivo importante per gli italiani. Interrogati infatti sui buoni propositi finanziari per il 2012, infatti, il 34% risponde proprio “risparmiare di più”: l’opzione è la più popolare in ben 7 paesi europei sui 13 interpellati, in particolare in Spagna (36%), Turchia (42%) e Romania (44%), su una media del 30%. E nel caso di spese extra o improvvise, come una riparazione dell’automobile o un guasto all’impianto di riscaldamento domestico? Il quadro internazionale appare sostanzialmente invariato, con in testa il Lussemburgo (dove il 59% del campione dichiara di avere disponibili cifre superiori a 1.500 euro), Olanda (55%) e Austria (43%) fra i Paesi dove è più facile reperire liquidità immediata. Seguono Germania (40%), Stati Uniti (38%) e, a sorpresa, Spagna (36%). L’Italia è all’undicesimo posto di questa classifica con un 29% degli intervistati che ha accesso facilmente a somme superiori a 1.500 euro. La percentuale più bassa si rileva, invece, in India, in Tailandia e nei Paesi dell’Est Europa, in contrasto con l’alto livello di comfort sulla capacità di risparmio dichiarato in Polonia (50%) e Romania (43%).
Dalla ricerca emerge infine un ruolo predominante della famiglia nelle decisioni finanziarie. In Europa, America, Asia e Australia il 59% degli intervistati si affida, infatti, al parere e ai consigli del nucleo famigliare per le scelte finanziarie; seguono le banche (26%) e i consulenti finanziari. Solo una piccola parte del campione sceglie i media o le informazioni fornite dagli organismi di informazione pubblica. A proposito delle banche, interessanti sono i dati italiani che mostrano un aumento della fiducia e della
propensione verso le banche dirette e il canale web. Il 42% degli intervistati è già cliente di una banca
diretta. Tra questi, il 79% dichiara di preferire il contatto via internet, mentre tra i non clienti (58%) il 35% prenderebbe in considerazione la possibilità di diventare cliente di una banca diretta nei prossimi sei mesi. Anche in questo caso, il canale preferito per il contatto sarebbe internet (83%), seguito dalla filiale (26%). In calo, invece, coloro che dichiarano che non diventerebbero clienti motivando la propria scelta con la mancanza di fiducia (28%), la paura di frodi online (23%) e l’idea che le banche online offrano meno garanzie (15%).