In Italia il 47% delle imprese non ha un piano di migrazione a SEPA

Inviato da Riccardo Designori il Gio, 19/09/2013 - 10:44
La normativa SEPA, lanciata nel 2008 per promuovere l'integrazione attraverso un mercato dei pagamenti concorrenziale e innovativo dell'area Euro, arriva alla cosiddetta "end date". Nei 33 Paesi dell'Area sarà possibile effettuare operazioni nazionali ed europee, alle stesse condizioni, secondo regole, tempi di esecuzione e costi comuni. Ciò significa in concreto che non ci saranno più differenze tra bonifici e addebiti diretti in euro nazionali ed europei.

Ad oggi il 47% delle imprese italiane non ha ancora pianificato le attività di migrazione a SEPA ed il 46% non ha previsto alcun piano di back up nel caso di ritardi o malfunzionamenti emergenti nei progetti in corso. Inoltre, anche il 92% delle imprese italiane che ha già pianificato la migrazione, dichiara di essere in ritardo rispetto al piano originale.

E' quanto emerge dal sondaggio condotto da PwC "SEPA Readiness Thermometer", con l'obiettivo di misurare il livello di preparazione delle imprese italiane alla scadenza SEPA e verificare lo stato di avanzamento dei lavori di migrazione.

A livello europeo più del 30% dei rispondenti (150 aziende in Europa) è seriamente a rischio di non arrivare pronto alla scadenza del 1° febbraio. Gli aspetti maggiormente critici rilevati dal mercato sono che 1/4 dei rispondenti non ha ancora pianificato la migrazione alla SEPA, non è pertanto conscio né degli impatti sulla continuità dei propri processi di incasso e pagamento, né si trova nelle condizioni di poterli gestire. L'adeguamento alla SEPA include non solo modifiche ai processi interni, ma cambiamenti di comunicazione e di relazione con i propri clienti (per gli SDD), modifiche ai sistemi informativi e alla comunicazione bancaria.

Molte aziende hanno previsto una data di migrazione troppo vicina alla end date SEPA. Il rischio, per chi si trova in questa situazione, è rappresentato dalla potenziale difficoltà nell'avere l'adeguato supporto e la disponibilità degli "interlocutori" esterni, ovvero banche, software house e consulenti.

"Il quadro che emerge sul contesto italiano è preoccupante", sottolinea Riccardo Bua Odetti, Partner responsabile dei servizi Treasury & Financial Risk Management di PwC, "ed è difficile pensare che possa migliorare senza una presa di coscienza da parte dei vertici aziendali. Il raggiungimento della compliance minima entro il 1° febbraio 2014 rappresenta una prima scadenza del percorso di riorganizzazione del cash management. Le imprese più efficienti hanno colto i vantaggi competitivi che la standardizzazione degli strumenti nell'area unica mette a loro disposizione e già pianificato i "cantieri" 2014".

In Italia i progressi fatti sulla migrazione alla SEPA sono ancora pochi e le cause sono da ricercare probabilmente nei ritardi della diffusione delle informazioni tecniche sugli standard di formato e sul servizio opzionale "SEDA", molto atteso dalle imprese italiane per i benefici che presenta, ma anche fonte di preoccupazione per i costi associati.
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