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In ascesa i timori di una correzione degli emergenti

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I mercati azionari cinesi potrebbero andare incontro a una correzione determinata dalle eccessive valutazioni raggiunte dopo che gli indici del Paese hanno quasi triplicato il loro valore in un anno. Lo spiegano oggi in una nota gli analisti di Goldman Sachs, aggiungendo che “il rischio di un’euforia dei mercati sta crescendo”. L’indice Csi 300, che descrive l’andamento delle azioni A quotate a Shanghai ha toccato oggi i 3734 punti, per una valutazione pari a 42 volte gli utili.


 

Un livello nettamente più alto di quello che contraddistingue i mercati emergenti nel complesso (la valutazione del Morgan Stanley Capital Index è pari a 19), al centro anch’essi di caute valutazioni da parte degli analisti. A partire dal mese di ottobre del 2002 i listini dei mercati emergenti hanno infatti messo a segno un rialzo del 264 per cento. Il rally può essere destinato a durare? “La risposta è un no condizionato”, spiegano nello Strategy Matters di maggio Adrian Pankiw e Tony Dolphin, rispettivamente Economic Analyst e Director of Economics and Strategy  di Henderson Global Investors.


 


“Sfruttando la presenza di uno scenario favorevole – si legge nel documento – le Emerging stocks hanno guadagnato in media il 7,3% da inizio anno. Quel che è ancor più sorprendente è che le Emerging stocks hanno superato i precedenti record raggiunti prima dell’arrivo della correzione di febbraio. Tuttavia, viste le incertezze che permeano l’outlook globale, non è da escludere un eccesso di esuberanza da parte degli investitori. La ripresa del ciclo nel settore manifatturiero resta tiepida e un ritorno della debolezza in questo segmento, sommata ad una più prolungata e sensibile caduta del mercato immobiliare statunitense o ad un aumento del controllo esercitato dalle autorità cinesi sui nuovi investimenti, rappresentano le variabili-rischio che potrebbero provocare il deragliamento dell’economia globale e, con esso, quello del rally delle Emerging stocks. Fino a quando non si materializzeranno uno o più rischi tra quelli fin qui delineati, non sembra esserci niente che possa fermare la corsa degli Emerging equity markets, almeno nel breve/medio termine. Tuttavia, la performance positiva di lungo periodo è direttamente correlata alla realizzazione delle riforme iniziate nel decennio scorso”. I due economisti di Henderson ritengono comunque alquanto improbabile una crisi dei mercati emergenti che possa portare al classico boom/bust swing delle attività economiche, seguito dalla svalutazione delle divise locali o dalla dichiarazione di default sul debito.