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In agosto nuovo calo per la della domanda di prestiti da parte delle famiglie italiane

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La domanda di prestiti da parte delle famiglie (nel suo aggregato di prestiti personali e prestiti finalizzati) ha fatto registrare anche nel mese di agosto un calo, pari a -4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Per trovare un segno positivo nelle rilevazioni mensili del Barometro CRIF bisogna ritornare ai primi due mesi dell’anno in corso, quando però il confronto era sul primo bimestre 2012 che aveva fatto registrare un vero e proprio crollo (rispettivamente con un -15% e un -17% rispetto all’anno precedente).

Questo trend non sorprende affatto considerate le difficoltà che coinvolgono circa 9 milioni di italiani, alle prese con una situazione di perdurante disagio occupazionale che inevitabilmente determina un approccio prudente e frena la domanda di servizi e beni, specie di quelli durevoli o più costosi.

La dinamica in atto trova riscontro anche nel dato aggregato relativo ai primi 8 mesi dell’anno in corso, consolidando una flessione pari a -2,3% rispetto al corrispondente periodo del 2012 ma, soprattutto, pari a -15,1 % rispetto al 2009, quando le famiglie italiane ancora non avevano preso piena coscienza degli effetti della crisi economica.

“Il quadro congiunturale ancora fragile continua a caratterizzarsi per il persistere di segnali negativi sul fronte dell’occupazione, soprattutto quella giovanile, e della fiducia. – commenta Simone Capecchi, Direttore sales and marketing di CRIF -. Di conseguenza il credito retail rimane condizionato da una forte prudenza che caratterizza sia la domanda di finanziamenti da parte delle famiglie, nel timore di non riuscire a rimborsare regolarmente i debiti contratti, sia l’offerta, di nuovo influenzata dal fattore rischio”.

Nello specifico, ad agosto i prestiti finalizzati hanno fatto segnare un -5% rispetto al corrispondente periodo del 2012 mentre i prestiti personali si sono caratterizzati per un più contenuto -2%.

“Il ridimensionamento della domanda di prestiti finalizzati riflette la dinamica negativa dei consumi durevoli, in particolare dell’auto, con le immatricolazioni che continuano a registrare una contrazione, ma sono in calo anche i consumi dedicati a mobili, arredo ed elettrodomestici, tipicamente sostenuti dall’accensione di un finanziamento – illustra Capecchi -. Per altro le evidenze di riduzione dei consumi si possono intravvedere anche nel trend negativo delle richieste di prestiti personali, forma tecnica che ha assunto nel tempo un maggiore appeal presso la clientela per le sue caratteristiche di flessibilità nell’utilizzo, ma che risente anch’essa delle condizioni sfavorevoli per le famiglie”.

L’analisi condotta da CRIF mostra anche una dinamica costantemente in calo relativamente all’importo medio dei prestiti richiesti, a conferma della cautela che sta caratterizzando i comportamenti di consumo e di ricorso al credito da parte delle famiglie.

Nello specifico, nei primi 8 mesi del 2013 l’importo medio delle richieste, nel complesso di prestiti personali più finalizzati, si è assestato a 7.517 Euro anche se il 52,8% del totale delle domande presentava un importo inferiore ai 5.000 Euro.

Scendendo maggiormente nel dettaglio, l’importo medio relativamente ai prestiti finalizzati nei primi 8 mesi dell’anno in corso è stato pari a 4.385 Euro mentre per i prestiti personali la media è stata di 11.213 Euro.

A questo riguardo va sottolineato come in questi ultimi anni le famiglie italiane abbiano profondamente riorganizzato le proprie uscite, spesso rinviando gli acquisti a momenti più propizi, ma anche orientando le richieste di credito su soluzioni in grado di gravare meno pesantemente sul reddito disponibile, privilegiando di conseguenza scadenze più lunghe e importi più leggeri.

“Il ricorso da parte delle famiglie al credito è necessario per finanziare i propri consumi durevoli così come gli investimenti immobiliari ma, per una sana gestione del bilancio familiare, è strettamente collegato all’equilibrio economico-finanziario complessivo, per evitare il rischio di sovraindebitamento, e alla certezza delle entrate, in modo da poter fare fronte ai propri debiti senza eccessivi affanni – conclude Capecchi -. Nell’ultimo anno e mezzo, però, abbiamo registrato una inversione di tendenza della qualità del credito che è tornata a crescere a causa del deterioramento dell’economia reale e del conseguente impatto sulla capacità delle famiglie di sostenere i debiti contratti. L’aumentata rischiosità a sua volta influenza l’offerta di credito e le condizioni di erogazione dei finanziamenti, che conseguentemente risultano poco favorevoli per effetto dell’aumento degli spread a copertura delle maggiori perdite su crediti concessi”.