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Imu: presto stop alla seconda rata, beni agricoli in forse

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Dopo le rassicurazioni rilasciate nei giorni scorsi da Giovanni Legnini, in qualità di sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e da Pier Paolo Baretta, omologo all’Economia, sembra che la vicenda legata alla seconda rata riguardante l’Imu si stia avviando a conclusione. L’importo dovuto entro il 16 dicembre e gravante sulle prime case infatti con ogni probabilità non si pagherà, con il varo del decreto legge che porterà alla definitiva soppressione della tassa sugli immobili atteso a breve. Proprio questa settimana, l’Esecutivo metterà all’ordine del giorno il provvedimento, discutendone in un consiglio dei ministri che potrebbe riunirsi già nella giornata di domani 19 novembre o, al massimo, in quella di mercoledì.

La cifra stanziata dovrebbe essere intorno ai 2 miliardi di euro, ampiamente sufficiente per arrivare all’azzeramento di ogni pagamento relativo all’Imu sulle prime case, ad eccezione di quelle di lusso. Resterebbero esclusi dal provvedimento i fabbricati rurali e i terreni agricoli, che nel caso dovranno perciò pagare la rata di dicembre (costo dell’operazione, stimato sui 400 milioni di euro). Il trasferimento delle cifre dovute ai Comuni dovrebbe avvenire in modo da permettere agli stessi di approntare i bilanci, cioè entro il trenta di novembre. I sindaci si trovano però di fronte ad una pessima notizia, in quanto i Comuni che hanno già proceduto all’aumento dell’aliquota, si vedranno corrispondere solo la cifra relativa all’aliquota standard, una mossa che consente all’esecutivo di risparmiare mezzo miliardo di euro.

Le coperture e le rivalutazioni quote Banca d’Italia
Per quanto riguarda le coperture, il Governo ha deciso di aumentare gli acconti fiscali dovuti da assicurazioni e banche, che dovrebbero perciò arrivare al 116%, come ventilato nei giorni passati. Le banche saranno però parzialmente compensate dalla possibilità di contabilizzare nei bilanci di quest’anno gli effetti scaturiti dalla rivalutazione delle quote di Banca d’Italia, grazie ad una norma ad hoc, a fronte della quale gli istituti di credito saranno chiamate a pagare il 16% di imposta. Secondo il parere tecnico dei saggi della banca centrale, il valore delle quote dovrebbe oscillare tra i 5 e i 7,5 miliardi di euro, per cui l’incasso dello Stato dovrebbe essere intorno al miliardo.

In forse i beni agricoli
Con il provvedimento in questione, dovrebbe così essere posta la parola fine su una questione che ha provocato non poche fibrillazioni all’interno della compagine governativa, dovute in particolare al fatto che proprio l’abolizione della tassa sugli immobili era stata al centro della campagna elettorale di Silvio Berlusconi, diventando di conseguenza una bandiera alla quale il Pdl non poteva rinunciare. Resta però un margine di incertezza, legato proprio alla questione della esclusione di fabbricati rurali e terreni agricoli dal pagamento della rata di dicembre. E’ stato il senatore del Pdl, Maurizio Gasparri, a ricordare che il ministro dell’Agricoltura, Nunzia Di Girolamo, si era spesa per sventare una ipotesi vissuta dal mondo agricolo come una palese ingiustizia. Lo stesso Gasparri, ha affermato che la stabilità del Paese, che è lo scopo per il quale è stato varato il governo delle larghe intese, non può trasformarsi in una sorta di patibolo cui legare alcune categorie. Una posizione, quella dei cosiddetti falchi del Pdl ora confluiti in Forza Italia, che sembra però destinata a non incidere, soprattutto in considerazione dei nuovi rapporti di forza disegnati dalla scissione del maggiore soggetto politico del centrodestra.