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Imprese femminili: una minoranza ma nascono a ritmo superiore, è la risposta alla disoccupazione

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Sono la metà del cielo e anche qualcosa di più in termini demografici ma, ancora a metà del 2014, le donne rappresentano solo il 21,4% dell’universo delle imprese che operano in Italia (circa 1,3 milioni su poco più di 6) e il 45,23% degli occupati dipendenti (7,6 milioni sul totale di 16,6 occupati alle dipendenze). E tuttavia le donne stanno facendo fronte alla crisi con risolutezza e creatività. Anzitutto creando nuove imprese a un ritmo superiore alla media: +0,73% l’incremento dello stock di imprese femminili registrato tra aprile e giugno di quest’anno, contro una variazione media complessiva dello 0,42%. Questo, in sintesi, il ritratto del contributo delle donne al mondo dell’impresa e del lavoro che emerge dai dati dell’Osservatorio dell’Imprenditoria femminile di Unioncamere-InfoCamere.
La fotografia delle imprese femminili
Un elemento che caratterizza le imprese rosa è la ridotta dimensione: il 65,5% delle attività guidate da donne, infatti, è costituito nella forma di impresa individuale, contro una media del 54%. E ancora il 69,5% conta unicamente sulla titolare o al massimo un addetto (a fronte di una media del 67,5), mentre il 94,2% non supera la soglia dei 5 addetti (91,6 la media). Un’ulteriore conferma che, per le donne, “impresa” fa più spesso rima con “autoimpiego”. Che il mercato sia per molte di esse la risposta obbligata alla difficoltà di trovare un lavoro, emerge anche dal dato territoriale: la quota di micro-imprese femminili (quelle con titolare o al massimo un addetto) è significativamente più alta nel Mezzogiorno – con punte superiori al 75% in Basilicata, Molise, Campania e Sicilia – rispetto al resto del Paese. 
Considerando l’attività economica svolta, i settori dove la presenza di micro-imprese ‘rosa’ è più elevata sono l’agricoltura (dove 88,6% delle imprese femminili del settore non superano la soglia di un addetto), le attività finanziarie e assicurative (87,4%), le attività immobiliari (83,6) e quelle professionali, scientifiche e tecniche (78,1). 
“L’impresa femminile – ha detto il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – si conferma meno strutturata e più sottodimensionata rispetto alla media dell’imprenditoria nazionale, e proprio per questo ha ampi margini di sviluppo che vanno colti per ridare slancio all’occupazione e alla crescita. Va sostenuto e promosso il desiderio di tante donne, capaci e qualificate, che guardano all’impresa e al mercato come un’opportunità per essere protagoniste del proprio progetto di vita. Di fronte a queste aspirazioni e con un’economia che non riparte, le istituzioni hanno il dovere di dare risposte concrete per facilitare questi percorsi”.