Imprese: Confindustria, crisi brucia 539 mila posti di lavoro. A rischio altri tagli

Inviato da Daniela La Cava il Mer, 05/06/2013 - 12:18
A metà 2013 la manifattura italiana versa in condizioni molto critiche. Le due violente recessioni hanno determinato una caduta così profonda e prolungata dei livelli di attività da mettere a repentaglio decine di migliaia di imprese. Se nel primo trimestre dell'anno il Prodotto interno lordo (Pil) è inferiore dell'8,6% al picco pre-crisi, la produzione industriale è quasi del 25% al di sotto, con diversi settori che registrano flessioni anche superiori. A lanciare l'allarme è il centro studi Confindustria in scenari industriali nello studio dall'eloquente titolo: "L'alto prezzo della crisi per l'Italia".  

Durante questa crisi il numero di occupati nel manifatturiero italiano è sceso di circa il 10%. E la caduta di occupati ha già raggiunto quota 539 mila (2007-2012) e superato le -490 mila rilevate tra il 1990 e il 1994. Il problema maggiore è che l'industria del Belpaese rischia ulteriori tagli. "Alla luce della dimensione raggiunta nel manifatturiero dai cali di attività e di fatturato rispetto alla situazione pre-crisi, le imprese italiane saranno, però, probabilmente costrette a tagliare ulteriori posti di lavoro nei prossimi mesi" affermano da viale dell'Astronomia. Le imprese cessate nel quadriennio sono quasi 55mila e tra i singoli settori, il numero di chiusure maggiori ha riguardato il comparto farmaceutico, tessile, pelletteria e abbigliamento.

Uno dei nemici numero uno delle imprese italiane è il credit crunch, la stretta del credito. "La perdita di prestiti lascia un vuoto difficile da colmare, data la storica rilevanza del canale bancario per le imprese - spiegano da Confindustria nel rapporto sugli scenari industriali - La carenza di liquidità e finanziamenti è attualmente uno dei principali ostacoli per l'attività economica, specie per le piccole imprese. Mette a rischio fallimento anche aziende sane. È essenziale rompere il circolo vizioso recessione-credit crunch e sviluppare canali alternativi di finanziamento". E il credit crunch, che ha colpito in particolare l'industria, minaccia la sopravvivenza di un numero sempre più vasto di imprese. 

Intanto l'Italia si posiziona al settimo posto nella graduatoria globale dell'output industriale, seconda, in Europa, solo alla Germania che vanta, però, una quota quasi doppia. Ma  secondo i calcoli di Confindustria "la crisi ha già causato la distruzione del 15% del potenziale manifatturiero italiano. In Germania, invece, il potenziale è salito (+2,2%)".

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