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Impieghi + 20% nel 2012. Banca Ifis accoglie gli auspici di BankItalia

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“Aumenteremo gli impieghi alle piccole e medie imprese del 20% nel corso del 2012”. È questo l’obiettivo annunciato a Finanza.com da Giovanni Bossi, amministratore delegato di Banca Ifis a margine del convegno dell’Assiom Forex. Un obiettivo che permetterà alla banca veneziana di rispondere al monito lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, durante il convegno che si è tenuto nello scorso fine settimana a Parma.
 
Visco ha sollecitato le banche italiane a svolgere il proprio ruolo, quello di finanziare famiglie e imprese per evitare il collasso dell’economia. “Per fare fronte ai nostri impegni -ha chiarito Bossi- abbiamo avviato un piano di assunzioni di 50 giovani nel corso dell’anno”. Le banche hanno il dovere di sostenere l’economia – ha sottolineato ancora il manager – e per questo parteciperemo alla prossima asta di liquidità della Bce che si terrà il 29 febbraio”.
 

 
La decisione comunicata da Banca Ifis di aumentare gli impieghi è in controtendenza rispetto ai dati di gennaio forniti dall’Abi che evidenziano una contrazione del credito concesso dalle banche italiane alle aziende e alle famiglie. Ma le decisioni controcorrente di Banca Ifis non sono nuove. A fine gennaio l’istituto veneziano ha comunicato di avere raddoppiato il valore del portafoglio titoli relativo al debito sovrano rispetto all’ammontare registrato al 30 settembre 2011. L’incremento era stato realizzato tramite acquisti di debito pubblico italiano.
 

 

Bossi ha spiegato che la fiducia verso il sistema economico è legata all’ingente stock di risparmio privato presente in Italia, un fattore che rende il Paese molto diverso dalla Grecia e degli altri paesi più deboli della zona euro. “Per garantire la stabilità del sistema finanziario – ha precisato Bossi – è necessario che parte del risparmio privato venga utilizzato per ridurre l’ingente debito pubblico”. “Un piano di privatizzazioni mirato potrebbe essere una delle soluzioni per ridurre gli squilibri tra il settore pubblico e quello privato” ha chiarito Bossi evidenziando che una patrimoniale una tantum non è la soluzione ideale per risolvere il problema.