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Ilo, prospettive occupazione globale: scarse possibilità di ottenere un lavoro dignitoso

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La disoccupazione, a livello globale, aumenterà dal 5,7% al 5,8% nell’anno in corso secondo il rapporto Tendenze 2017 elaborato dall’Ilo. La scarsa possibilità di ottenere un lavoro dignitoso aumenta il malcontento sociale e le pressioni migratorie

In tutto il mondo ci sono 201 milioni di disoccupati ma sono 1,4 miliardi le persone che hanno un lavoro “vulnerabile”, categoria che comprende tra gli altri i collaboratori domestici e i lavoratori autonomi. Il rapporto Tendenze 2017 dell’International labour organization (Ilo) dipinge una situazione ancora sofferente per l’occupazione. Nell’anno in corso i senza lavoro aumenteranno leggermente, dal 5,7% al 5,8%, 3,4 milioni di unità in più. Nel 2018 si aggiungeranno, secondo le previsioni, altri 2,7 milioni. “Ciò è dovuto al fatto che il ritmo di crescita della forza lavoro ha superato il numero di posti di lavoro che si creano” è la spiegazione principale dell’Ilo per questo trend.

Il lavoro sconta ancora i postumi della crisi economica e pone due sfide, identificate dalle parole del direttore generale dell’Ilo Guy Ryder: “Limitare i danni causati dalla crisi economica e sociale a livello mondiale e creare lavoro dignitoso per le decine di milioni di persone che ogni anno fanno ingresso nel mercato del lavoro”. Su entrambi i fronti lo scenario è ancora deficitario: “La crescita economica rimane insufficiente sia per la sua entità sia per la sua capacità di ridurre le disuguaglianze. Per non parlare – continua Ryder – della qualità delle condizioni di lavoro. Dobbiamo fare in modo di assicurare una maggiore condivisione dei benefici della crescita al fine di promuovere una maggiore inclusione sociale”.

Lavoro dignitoso, merce rara

Dal rapporto emerge un preoccupante rallentamente nella diminuzione del numero di lavoratori poveri, tanto da mettere a repentaglio l’eliminazione della povertà, un obiettivo dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile. Inoltre l’incertezza globale, la mancanza di lavoro dignitoso e altri fattori potrebbero accrescere il malcontento sociale e costringere le persone ad emigrare al fine di trovare migliori condizioni di lavoro. Tra il 2009 e il 2016, la percentuale delle persone in età lavorativa disposte ad emigrare all’estero è aumentata in quasi ogni regione del mondo, ad eccezione dell’Asia meridionale e del Sud-Est, e della regione del Pacifico.

Paesi industrializzati, tendenze positive in frenata

Per i Paesi industrializzati si stima che questi registreranno una diminuzione della disoccupazione nel 2017 con un lieve calo del tasso di disoccupazione dal 6,3 al 6,2 per cento. Gli andamenti positivi in alcune regioni stanno rallentando, sia in Europa che in Nord America, la disoccupazione di lungo periodo rimane alta rispetto ai livelli pre-crisi. Nel caso dell’Europa tale tipo di disoccupazione strutturale continua ad aumentare nonostante le lievi flessioni dei tassi di disoccupazione.

Italia, lavoratori vulnerabili tra il 15% e il 30%

L’Italia vedrà ridursi la disoccupazione, secondo le stime dell’Ilo, all’11,4% nel 2017 e all’11,1% nel 2018. La percentuale di adulti che cercano ma non riescono a trovare lavoro si attesta tra il 9% e il 13%, un livello in Eurozona superato solo da Spagna e Grecia mentre il lavoro “vulnerabile” rappresenta tra il 15 e il 30% degli occupati nel Belpaese, quota superiore anche a quella della Spagna.

Nel 2017 il lavoro vulnerabile interesserà tra il 15% e il 30% dei lavoratori