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Il Fintech mette alla prova il ciclo positivo del settore bancario

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Anche se i tassi in rialzo hanno riacceso l’interesse per i titoli del comparto finanziario, la ripresa del settore è diventata più complessa, soprattutto alla luce delle sfide del Fintech, ovvero la tecnologia applicata al sistema bancario e finanziario. Come spiega Guy De Blonay, gestore di Jupiter Asset Management, nelle ultime settimane, la Fed ha delineato il piano per ridimensionare il suo bilancio e ha aumentato il tasso d’interesse sui Fed funds dello 0,25% per la seconda volta in sei mesi, con l’aspettativa di altri aumenti da qui in avanti. “Combinata all’effetto Trump, la normalizzazione delle politiche della Fed ha portato a una corsa alle azioni cicliche del settore finanziario, vale a dire alle banche – spiega De Blonay – In una certa misura, ciò è avvenuto a scapito delle società specializzate in pagamenti globali e delle aziende specializzate in tecnologia dedicata al settore finanziario”. Se il rally dei titoli bancari nasce dall’aumento dei tassi di interesse (che si traducono in migliori margini degli interessi netti), tuttavia il gestore è scettico riguardo all’uscita dal Fintech, che è stata l’altra faccia della reflazione. “La crescita ciclica di un settore non esclude necessariamente la crescita strutturale di un altro”, spiega De Blonay. 
 
Crescita rapidissima del FinTech
 
Le grandi banche sono organizzazioni complesse e molte hanno investito troppo poco in tecnologia. Secondo l’analisi di Redburn, le banche di Nord America, Europa, Asia Pacifica e America latina hanno speso 241 miliardi di dollari in infrastrutture IT lo scorso anno, ma solo un quarto di tale cifra è stato speso per l’innovazione: tre quarti infatti sono stati impiegati per la manutenzione. “La sfida che le banche tradizionali stanno affrontando appare scoraggiante se si pensa che JP Morgan – la più grande banca al mondo per capitalizzazione di mercato – ha speso circa 3 miliardi di dollari in IT contro i 14 e i 16 miliardi spesi da Google e Amazon in ricerca e sviluppo”, dice il gestore. In particolare, la crescita degli investimenti in fintech è balzata dai 5,5 miliardi di dollari del 2005 agli oltre 100 miliardi di oggi. Ma gli sviluppi più interessanti si stanno verificando in Cina, dove i giganti tech Alibaba (e-commerce), Tencent (messaggistica) e Baidu (motore di ricerca) gestiscono grandi volumi di pagamenti digitali. Le dimensioni sono sorprendenti: Alipay, per esempio, conta 400 milioni di clienti nella regione. “Ciò che sta accadendo in Cina può dare la sveglia alle banche occidentali, dove i fattori culturali sono un ostacolo chiave all’innovazione”, dice De Blonay.
 
Alcuni campioni
 
Come tutte le innovazioni, il Fintech non è immune a periodi di sovraffollamento quando si parla di investimenti o di eccesso di aspettative da parte dei mercati azionari. “Tuttavia rimane ampia la gamma di società a prezzi ragionevoli esposte a quest’area in rapida crescita: i fondi di Jupiter che investono nel settore finanziario sono esposti a questo tema attraverso aziende come Temenos, leader mondiale nelle soluzioni bancarie, e aziende di digital payments come PayPal e Global Payments, oltre a società di carte di credito tradizionali come Visa e MasterCard”, spiega il gestore. Che conclude: “Queste aziende permettono di guadagnare esposizione alla grande richiesta di investimenti in IT da parte delle banche, oltre che dare accesso al tema più ampio del trend verso una società senza pagamenti in contanti”.