L’Ifo non scalda l’euro, sterlina debole dopo Pil Uk. Attesa per la Fed

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Ritraccia l’euro che si muove a ridosso di quota 1,30 dollari dopo che a metà mattinata aveva toccato un picco a 1,3051 dollari subito dopo la diffusione dell’indice Ifo. L’indice relativo alle aspettative per i prossimi 6 mesi diffuso dall’istituto tedesco Ifo a gennaio si è attestato a quota 108,3 punti dal precedente dato pari a 107,2 punti. Il consensus era fermo a 107,5 punti.

Da monitorare la sterlina che torna a cedere terreno rispetto al dollaro a quota 1,5578. Ieri il governatore della BoE, Mervyn King, ha dichiarato che il calo dell’inflazione UK apre la possibilità a un ulteriore allentamento quantitativo per sostenere l’economia, se necessario. Oggi la lettura preliminare del Pil britannico relativo al quarto trimestre evidenzia un calo congiunturale dello 0,2% con un +0,8% a/a. Le stime di consensus erano -0,1% t/t e +0,8% a/a. Ieri il Fmi ha annunciato il taglio delle stime sul Pil Uk 2012 a +0,6% (da +1,6%) e quello 2013 a +2%. Aumento del QE che dovrebbe arrivare già nella prossima riunione BoE del 9 febbraio.

Stasera alle 18.30 c’è l’atteso annuncio sui tassi da parte della Federal Reserve dopo la due giorni di riunione del Fomc, il comitato esecutivo della Fed. Tassi attesi invariati nel range 0-0,25%. Ci saranno alcune novità in termini di trasparenza con la comunicazione delle previsioni (in forma anonima) dei 17 membri della Fed, inclusi quindi anche quelle dei membri non votanti, sullo scenario atteso per i tassi sui Fed Fund. Previsioni che dovrebbero essere pubblicate alle 20.00, poco prima della conferenza stampa di Bernanke in agenda alle 20.15.
“In caso di aperture a favore di un QE3 la reazione immediata potrebbe essere sfavorevole al dollaro in generale, ma dovrebbe trattarsi solo di una risposta di impatto di brevissima durata”, rimarca la nota odierna sul Forex di Intesa Sanpaolo curata da Asmara Jamaleh che aggiunge come più persistente sarebbe l’effetto sfavorevole rispetto al dollaro canadese che dovrebbe trarre beneficio anche in corso d’anno dalla divergente condotta di politica monetaria.

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