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L’identikit dei sottoscrittori di fondi comuni

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Chi in Italia investe in fondi comuni? Quale è il suo identikit? Verso quali strumenti si rivolgono soprattutto gli italiani? E che utilizzo ne fanno? A queste e ad altre domande ha risposto la ricerca di Assogestioni “I fondi comuni nel portafoglio delle famiglie italiane”, presentata al Salone del Risparmio, la manifestazione più importante del settore del risparmio gestito, che si tiene all’Università Bocconi di Milano fino a venerdì 20 aprile.

La ricerca ha analizzato le informazioni anagrafiche e di portafoglio degli investitori individuali residenti in Italia che nel 2010 (ultimi dati disponibili) avevano sottoscritto almeno un fondo comune di investimento.

Di seguito, evidenziamo le principali macro-evidenze, per il periodo 2002-2010, relativamente alle scelte allocative e a struttura e dinamica della domanda.

Quale tipo di fondi preferiscono gli investitori italiani? L’analisi dei dati relativi alle tipologie di fondi più presenti nei portafogli dei sottoscrittori rivela che il raggruppamento più rappresentativo (27%) è quello caratterizzato da una chiara dominanza della componente obbligazionaria (>75%). I successivi tre profili, in ordine di numerosità, sono quelli relativi alle macrocategorie flessibili (17,9%), azionari (16%) e di liquidità (14,3%). Il profilo a composizione mista azioni-obbligazioni è rappresentativo del 13% dei portafogli.

In che modo vengono sottoscritti i fondi? Relativamente alle modalità sottoscrizione, è confermata la prassi che vede la proposta di piani di accumulo (Pac) associata all’investimento in prodotti caratterizzati da un rischio medio/alto: il 50% di coloro che sottoscrivono un Pac lo fanno in relazione a un fondo azionario o flessibile.

Quanti fondi sono presenti nel portafoglio di un investitore? Alla fine del 2010, circa un terzo dei sottoscrittori ripartiva il proprio investimento tra due o più fondi (portafoglio di fondi). Tra i sottoscrittori di fondi che si affidano alle reti di promotori finanziari, inoltra, risulta nettamente più elevata la probabilità di possedere almeno un fondo azionario (+10% rispetto ai risparmiatori che si rivolgono agli sportelli bancari). La consulenza delle reti tende a esprimersi, in media, attraverso l’implementazione di portafogli di fondi con una frequenza superiore rispetto al canale bancario.

“Tale evidenza empirica fornisce supporto all’interpretazione secondo la quale il livello di consulenza e la qualità del rapporto con il cliente, che le reti sono in grado di assicurare, consentono la creazione delle opportune premesse alla base della scelta (anche) di prodotti rischiosi”, spiega Alessandro Rota, direttore ufficio studi Assogestioni. “Per contro, l’affidamento alla consulenza di un promotore finanziario rende meno probabile la detenzione di un fondo di liquidità”.

Sia pure in misura minore, anche la residenza nel Nord, il sesso maschile e una certa esperienza del prodotto aumentano la probabilità di investire in due o più fondi.

Chi investe in fondi? Struttura e dinamica della domanda raccontano di un profilo anagrafico dei sottoscrittori di fondi comuni caratterizzato dalla tendenza a un lento riequilibrio tra i sessi (oggi le donne rappresentano il 43% dei sottoscrittori), cui si è accompagnato un generale invecchiamento a un tasso superiore rispetto a quello della popolazione italiana, indicativo di un insufficiente ricambio generazionale (l’età media è passata da 51 a 55 anni).

“Il modesto livello di sottoscrittori tra gli individui più giovani potrebbe essere spiegato dalla necessità di investire del tempo per acquisire quel minimo livello di competenza e consapevolezza che sembrerebbe associato alla decisione di investire in fondi”, argomenta Rota. “Investimento di tempo che potrebbe non essere economicamente conveniente per una fascia di popolazione che per via dell’età non ha ancora accumulato risparmi”.

In quale parte d’Italia si investe di più in fondi? La ripartizione per area geografica di residenza risulta sostanzialmente stabile nel tempo: il 60% circa dei sottoscrittori è residente nelle regioni del Nord e detiene un’analoga percentuale della ricchezza complessivamente investita in fondi. Secondo Rota, “questa dinamica può essere spiegata, almeno in parte, dalla difformità della ripartizione della ricchezza, a propria volta un’importante variabile esplicativa della scelta di investire in fondi”.

Quale lo status economico di chi investe in fondi? La distribuzione del patrimonio tra i sottoscrittori di fondi mostra un’elevata concentrazione, simile a quella della ricchezza totale delle famiglie italiane: il primo 10% di individui per importo investito detiene più della metà del patrimonio complessivo, e l’investimento medio (24.400 euro) è quasi due volte e mezzo il valore mediano (10.000 euro).

Al crescere dell’età, i sottoscrittori si concentrano maggiormente sulle fasce di patrimonio più elevato: due terzi degli over sessantacinque investono importi superiori alla media. L’investimento in un’unica soluzione risulta la modalità di sottoscrizione prevalente (72% dei sottoscrittori nel 2010).

Per quanto tempo si investe in un fondo? Il tempo medio di detenzione di un fondo si colloca intorno ai tre anni, e non si evidenziano grosse differenze tra le diverse macrocategorie; solo il 15% dei fondi viene detenuto per periodi superiori ai sei anni.