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Idee di investimento 2014: puntare sui migliori mercati dell’energia per sfruttare la ripresa congiunturale

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Il 2013 è stato un anno positivo per le azioni energetiche cicliche. Molti mercati dell’energia sono ancora all’inizio di un nuovo ciclo di crescita e pertanto presentano i presupposti per un buon 2014. Di seguito pubblichiamo un commento sul comparto energetico a cura di Roberto Cominotto e Evelyne Pflugi, Gestori del JB Energy Transition Fund di Swiss & Global Asset Management. 

Nel 2011 e nel 2012 le azioni energetiche non erano tra le favorite dagli investitori, ma a partire dalla metà del 2013 le cose sono cambiate. Il JB Energy Transition Fund, ad esempio, ha chiuso il 2013 con un deciso +30,86%. Ciò si deve da un lato alla maggiore fiducia degli investitori verso una ripresa congiunturale globale, e dall’altro a un momentum di crescita notevolmente migliore in diversi mercati dell’infrastruttura energetica.

Boom del petrolio di scisto e del gas da argille

Lo sfruttamento del petrolio di scisto e del gas da argille ha radicalmente cambiato il mercato energetico americano. Gli USA, che negli ultimi tre decenni hanno dovuto adeguarsi alla riduzione delle risorse nazionali e all’aumento costante delle importazioni, sono divenuti autosufficienti e presto inizieranno a esportare gas naturale. La dipendenza dalle importazioni sta diminuendo rapidamente anche per quanto riguarda il petrolio e pertanto sono necessarie ristrutturazioni dell’infrastruttura energetica nordamericana. Il potenziamento dell’infrastruttura, che riguarda pipeline, capacità di immagazzinamento e raffinazione nonché il settore della petrolchimica e del gas naturale liquido, è solo l’inizio di un processo che richiederà diversi anni. Noi partecipiamo a questa nuova ondata di investimenti puntando sulle aziende che progettano, costruiscono e gestiscono tali infrastrutture.

Industria eolica e solare in ripresa dalla crisi

I mercati europei ipersovvenzionati e l’accumulo di capacità produttive in eccesso in Cina hanno messo a dura prova l’industria solare ed eolica negli anni scorsi. Tuttavia, nel 2013 la situazione si è stabilizzata ed è migliorata soprattutto nel settore dell’energia solare. Nuovi mercati in crescita, quali Cina, Giappone e USA oltre a numerosi paesi emergenti, rappresentano il nuovo motore trainante delle installazioni solari. Un contributo viene anche dal crollo dei prezzi dei moduli solari, che in molti mercati ha reso competitiva l’energia solare rispetto a quella tradizionale. Tuttavia, noi continuiamo a perseguire un approccio d’investimento molto opportunistico e selettivo in questi settori soggetti a una forte concorrenza. Riteniamo interessanti principalmente quelle nicchie che beneficiano di prezzi bassi e volumi d’investimento in crescita.

Orientamento sulla crescita e su costi bassi

I prezzi dei prodotti energetici e delle materie prime, come petrolio, gas, energia elettrica ma anche celle solari, turbine a vento, LED ecc., sono esposti alle oscillazioni dell’offerta e della domanda. Uno dei pilastri della nostra strategia d’investimento consiste nel non investire in aziende che dipendono dall’aumento dei prezzi di petrolio, gas, elettricità, celle solari ecc., quanto piuttosto in imprese in grado di generare valore aggiunto con prezzi costanti o in lieve diminuzione. Investiamo quindi in aziende che presentano i costi più bassi e la crescita dei volumi più elevata all’interno del loro settore. Inoltre analizziamo la concorrenza nei vari mercati energetici e puntiamo su nicchie meno influenzate dalla competizione.

Investire nei mercati in crescita in maniera diversificata

Il JB Energy Transition Fund offre agli investitori la possibilità di investire in maniera diversificata nei migliori temi d’investimento lungo l’intera catena di creazione del valore nel settore dell’energia. L’uso efficiente dell’energia, una maggiore quota di consumo di gas naturale e di gas e petrolio da argille e le energie rinnovabili costituiscono i principali motori della crescita per i prossimi anni. La nostra selezione di titoli non si basa quindi su criteri di sostenibilità, bensì esclusivamente su criteri economici.

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