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Btp ora credono più a rassicurazioni Tria che a bordate Salvini

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Nuovo affondo del ministro degli Interni italiano Matteo Salvini contro l’Unione europea. Nel corso di un’intervista al Corriere della Sera, il leader della Lega afferma che il governo porterà avanti il programma scritto che significherà anche cambiare alcuni numeri scelti a tavolino a Bruxelles.

Ci hanno eletto per cambiare, se gli italiani avessero voluto proseguire sulla linea di Monti, Letta, Padoan, Renzi e Gentiloni avrebbero votato in modo diverso. Cercheremo di cambiare anche alcuni numeri scelti a tavolino a Bruxelles, che molti paesi Ue ignorano bellamente”. Alla domanda a chi pensa quando parla in questi termini, il ministro dell’Interno, nonché vicepremier non ha dubbi:

“Francia, Spagna, Germania. Noi metteremo al centro la crescita e la pace fiscale, che ti porta soldi e non li porta via, e ti consente di avviare la flat tax. E poi la riforma delle pensioni per aprire il mercato ai giovani, che va fatta a prescindere dai numeri di Bruxelles. Conto di avere entro la fine di agosto i risultati dei gruppi di lavoro che abbiamo istituito, compreso ovviamente anche il capitolo sul reddito di cittadinanza. Di sicuro la manovra di autunno sarà diversa rispetto a quella degli ultimi anni, e daremo le prime e significative risposte sulla riduzione delle tasse”.

Ex ministro Padoan contro il governo

Va all’attacco del governo uno che di manovre e leggi di bilancio certamente se ne intende, ossia l’ex ministro dell’economia Pier Carlo Padoan che dalle pagine di Repubblica punta il dito contro il governo giallo-verde  e i suoi provvedimenti, a dire di Padoan, punitivi per l’economia.

“È un provvedimento (ndr: il decreto dignità) che contiene una serie di misure l’una accanto all’altra di cui ci si chiede la logica. L’unica risposta che si può avanzare è che il provvedimento ha un carattere punitivo per l’economia: la logica è quella della proibizione, si proibisce l’estensione dei contratti a termine, si aumentano i costi chiedendo una argomentazione causale per il rinnovo, impedendo così il fluido funzionamento del mercato. Si multano le imprese per la delocalizzazione, invece di creare incentivi per la localizzazione”. “Dall’Ilva all’attacco al Jobs Act” – dice Padoan – “alla minaccia di rinviare la riforma delle Banche di credito cooperativo che favoriva sviluppo e capitalizzazione pur mantenendo i legami con il territorio”, specifica Padoan, affermando che  “L’aumento dell’incertezza che ha come conseguenza immediata la sospensione delle decisioni di investimento proprio nel momento in cui l’economia stava riprendendo a crescere”.

Proprio in merito ai rapporti con Bruxelles, l’ex ministro sottolinea che oggi “siamo più deboli sul piano negoziale. Era stata avviata con Bruxelles una linea di utilizzazione flessibile di margini di bilancio, ma in un contesto di riduzione del debito e in cambio di riforme strutturali che erano state avviate nella passata legislatura. Invece qui si fanno le controriforme strutturali. È certo che se ci fossero significativi cambiamenti di bilancio indebolirebbero la nostra posizione negoziale ma al tempo stesso il paese e la sua economia”.

La risposta di Cladio Borghi

Risponde a tono alle parole di Padoan Claudio Borghi Aquilini, presidente della commissione Bilancio della Camera che respinge le accuse dell’ex ministro dell’Economia Padoan sull’impianto punitivo del decreto dignità. “Padoan, sbagli. È la Ue a punire l’economia, ma noi dobbiamo fregarcene”, afferma Borghi secondo cui l’Italia è giustificata se disattende le regole di bilancio dell’UE.

“Se il debito cresce un po’ e anche il prodotto interno lordo cresce, non è questo il problema”, ha detto al quotidiano la Repubblica Borghi: “L’unica cosa di cui abbiamo bisogno sono politiche espansionistiche“. “L’Italia è l’ultima al mondo per crescita”, ha detto Borghi. “Abbiamo la necessità e il diritto di mettere della benzina nel motore, o no?

Borghi ha detto che la Spagna ha recentemente annunciato che “non si preoccuperà di obiettivi di bilancio, da qui la domanda per l’Italia. “Perché noi no?”.

Investitori nervosi sull’Italia ma Tria rassicura

I rendimenti delle obbligazioni italiane sono aumentate oggi dopo una chiusura di settimana anch’essa all’insegna del nervosismo a seguito delle voci su possibili dimissioni, voci poi smentite, del ministro dell’economia Giovanni Tria. È probabile, scrive Bloomberg,  che l’incertezza degli investitori continui e la Commissione europea prevede che quest’anno l’espansione dell’Italia sarà solo dell’1,3%, la più lenta di tutte le nazioni dell’area dell’euro.

In riferimento al punto di vista degli investitori stranieri sull’Italia,  si è soffermato anche l’ex ministro Padoan che ha sostenuto come il rischio è “l’aumento dell’incertezza, che ha come diretta conseguenza la sospensione delle decisioni di investimento proprio quando l’economia stava ricominciando a crescere”. Nell’intervista Padoan ha espresso difatti la preoccupazione che i rendimenti delle obbligazioni italiane, già aumentati dopo le elezioni di marzo che hanno portato al potere la nuova coalizione, possano aumentare nuovamente.  I rendimenti dei titoli a 10 anni in Italia sono saliti al 3,2% alla fine di maggio, quando i mercati finanziari sono stati spaventati da settimane di incertezza politica sulla formazione di un governo populista. Da allora si sono ritirati al 2,6 per cento, pur rimanendo ben al di sopra dell’1,7 per cento registrato lo scorso dicembre.

Ma da Bueonos Aires al G20 è il ministro dell’Economia Giovanni Tria che tranquillizza i mercati, continuando a predicare prudenza.  Nel suo discorso Tria ha ribadito che il programma del governo si applica mantenendosi “ovviamente in quei limiti di bilancio necessari per conservare la fiducia dei mercati ed evitare l’instabilità” che potrebbe avere effetto sulla crescita e sul debito e ribadisce tra l’altro che anche in caso di un rallentamento della crescita “non si faranno manovre pro-cicliche”.  Si segnala che ora lo spread Btp-Bund è in diminuzione sotto 220 punti base  e il rendimento Btp decennale è a quota 2,6% da 2,585% di venerdì scorso.