High Yield: perché gli investitori ne hanno ancora bisogno

Inviato da Riccardo Designori il Mar, 07/05/2013 - 14:42

Con un rendimento annualizzato del 22%, le obbligazioni ad alto rendimento (High Yield) sono risultate uno dei migliori investimenti nel corso degli ultimi quattro anni. Ma con i rendimenti vicini ai minimi storici e i prezzi medi vicini ai massimi, gli investitori si staranno chiedendo: gli High Yield sono forse sopravvalutati? Troppo costosi? E' giunto il momento di consolidare i profitti e cercare rendimenti in altri investimenti?




"Niente affatto" sostiene Jim Keenan, responsabile del Leveraged Finance presso BlackRock, spiegando come "gli investimenti High Yield rappresentino ancora un posto centrale nei portafogli degli investitori per diversi motivi". Nell'ordine:




o Gli investimenti High Yield sono trattati vicino ai massimi non perché il loro mercato sia sopravvalutato, ma perché i rendimenti dei Treasury degli Stati Uniti sono vicini ai minimi storici;

o La gestione del debito aziendale è nettamente migliorato nel corso degli ultimi anni. Gli investitori sono oggi ben ricompensati rispetto al rischio di default relativamente basso che offrono gli investimenti High Yield;

o I ritorni di molti investimenti percepiti come "sicuri" non ricompensano sufficientemente gli investitori. Anche l'ultimo "rifugio sicuro" - il contante - offre oggi un rendimento negativo al netto dell'inflazione.




"Nel corso degli ultimi anni gli investimenti High Yield hanno riconosciuto agli investitori circa l'80% del rendimento delle azioni, ma con circa metà della volatilità", evidenzia il gestore notando così come "di conseguenza, l'investimento in High Yield  ricopre un ruolo centrale come ottima diversificazione del portafoglio tra obbligazioni e azioni".




E per il prossimo futuro? Cosa si attende in termini di ritorno per gli investitori? "Nel corso dei prossimi due anni, i rendimenti saranno probabilmente diversi da quelli registrati negli ultimi anni ma dovrebbero comunque rimanere interessanti, soprattutto rispetto alle alternative nell'obbligazionario", termina la sua analisi Jim Keenan.


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