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Hewson (CMC Markets): esiste il potenziale per vedere l’oro a 2.500 dollari

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Oro bene rifugio per eccellenza, oro riparo contro l’inflazione, oro unico porto sicuro nei momenti di crisi. Oro al centro dell’attenzione con i record del settembre scorso a 1.921 dollari l’oncia ma anche due giorni fa, con il capitombolo di quasi 100 dollari da 1.790 a 1.696. Ruzzolone provocato dall’ottimismo di Ben Bernanke che ha reso meno probabile o almeno più lontano nel tempo il Qe3. E ancora il caso di stare vicini all’oro?

Secondo Michael Hewson, senior market analyst di CMC Markets, “il potenziale per un rialzo a 2.500 dollari l’oncia nei prossimi mesi continua ad apparire sempre più probabile”. La ragione fondamentale per cui l’oro sta diventando investimento interessante “è che non può essere stampato, manipolato o piegato ai voleri dei banchieri centrali”. Basta tutto ciò per sostenere l’ipotesi che l’oro arrivi a quotare a 2.500 dollari l’oncia? L’analista di CMC Markets aggiunge un ulteriore elemento: “Le recenti iniziative della Banca d’Inghilterra, della Banca del Giappone e della Banca centrale europea per aumentare l’offerta globale di moneta tramite iniezioni addizionali di liquidità rafforzano questa ipotesi”.

L’affermazione di Hewson è una risposta alle critiche rivolte all’oro da alcuni analisti, secondo i quali l’oro sarebbe solo “un inutile metallo privo di valore intrinseco, senza rendimento né potere d’acquisto. Lo stesso Ben Bernanke l’anno scorso, in risposta a una domanda, disse che l’oro non è denaro”. La tesi secondo cui l’oro non dà rendimento è fondata ma la stessa affermazione vale, per l’analista, in riferimento alle valute, tutte con tassi di interesse negativi: “Anche molte azioni non offrono rendimento, eccetto la speranza che il valore del titolo salga in linea con le aspettative del management. Certo – è disposto ad ammettere Hewson – se guardiamo all’andamento dell’oro dai picchi del 1980 vediamo che ha sottoperformato rispetto all’inflazione ma lo stesso si può dire dei mercati azionari rispetto all’ammontare di denaro ora in circolazione”.

Non solo ma “ben lontano dall’essere un metallo inutile l’oro ha molti impieghi nell’industria ed è stato anche usato nel corso della storia come mezzo per gli scambi monetari essendo la sua scarsità il principale motivo di attrazione per gli investitori. Questo è uno dei motivi principali per cui è conservato in monete o lingotti come protezione contro l’inflazione”. Per chiudere la diatriba sull’oro Hewson propone un confronto con altre asset class sull’arco di cinque-dieci anni: “E’ qui che i pessimisti cominciano a non avere argomenti, anche se come per ogni asset, il ritorno è sempre determinato dal livello di entrata per ogni investitore. Dall’inizio di questo secolo il prezzo dell’oro è salito di oltre il 600 per cento rispetto al dollaro americano, del 480 per cento rispetto all’euro e del 630 per cento rispetto alla sterlina. I mercati azionari, d’altra parte, hanno avuto un andamento a fasi alterne”.