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Henderson Global Investors: la Bce potrebbe alzare il costo del denaro nel 2008

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Vista l’attuale fase di mercato, con la crisi dei mutui americano “subprime” che continua a mietere vittime e con prospettove di crescita economica non proprio confortanti per le economie occidentali, molti osservatori nei giorni scorsi hanno ipotizzato che anche la Banca centrale europea, così come del resto già fatto in due battute a distanza ravvicinata dalla Federal Reserve statunitense, potesse dare una bella sforbiciata ai tassi di interesse. Non è affato di questo avviso Adrian Pankiw, analista economico di Henderson Global Investors, secondo cui, a causa dell’outlook inflazionistico, peggiorato anche dai continui innalzamenti delle quotazioni del petrolio sui mercati internazionali delle materie prime, “appare difficile ipotizzare uno scenario caratterizzato da tagli dei tassi di interesse da parte della Bce nei prossimi mesi”. Anzi, è possibile che la Bce riprenda il ciclo di rincaro del costo del denaro avviato nel 2005 e interrotto nel giugno scorso: “Malgrado il rallentamento dell’attività industriale – spiega Pankiw – l’imminente ripresa dei consumi contribuirà a mantenere la crescita del Pil su livelli vicini a quelli odierni, che si trova su valori molto vicini al suo potenziale di lungo termine. Perciò, sembra che la Bce continuerà ad alzare i tassi dopo il primo trimestre del 2008 nel caso in cui i consumi subiranno un’accelerazione tale da superare l’attuale tasso di incremento annuo fissato al 2,8% (il dato si riferisce ai primi due trimestri del 2007)”. In conclusione, quindi, “L’economia dell’Eurozona sta facendo il suo ingresso in una fase che sarà caratterizzata da un ri-bilanciamento della crescita dalla produzione industriale ai consumi dei nuclei domestici e da un’inflazione perniciosa”. In tale scenario, secondo l’analista economico di Henderson Global Investors, “la Banca Centrale Europea continuerà a mostrarsi aggressiva, e possibilmente a optare per rialzi del costo del denaro. Se la Bce si comporterà in tal modo, la curva dei rendimenti dei titoli di stato Emu sarà probabilmente più piatta rispetto a quella degli altri mercati obbligazionari e i titoli di stato Emu si comporteranno peggio dei benchmark globali”.