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Hedge fund, l’Europa schiva le frodi che proliferano negli Usa

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La Securities and Exchange Commission, l’organismo dedito alla regolamentazione e al controllo dei mercati finanziari negli Stati Uniti, obbligherà gli hedge fund con patrimoni superiori ai 25 milioni di dollari (circa 21 milioni di euro) ad iscriversi in un apposito registro a partire dal prossimo febbraio. Questa misura implica che i fondi a gestione alternativa saranno costretti a rispettare alcuni requisiti di information e auditing giudicati necessari per frenare i casi di frode.

Fin dalla loro nascita, gli hedge fund sono state considerate società non soggette ad alcuna regolamentazione o iscrizione presso un registro. Questi prodotti hanno beneficiato del lassismo tipico della supervisione dei paradisi fiscali. La mancanze di controllo conferisce a questi strumenti finanziari la massima libertà operativa nei mercati finanziari internazionali.

L’elevato livello di libertà ha dato il via libera a scandali e fallimenti: il caso più famoso è quello del Long Term Capital Management del 1998. A differenza degli Stati Uniti – dove finora non era richiesta alcun tipo di registrazione – l’Europa ha optato per una regolamentazione degli hedge fund che le ha consentito di limitare ad un solo caso il numero complessivo di frodi verificatesi negli ultimi quindici anni. Negli Usa sono stati contabilizzati una ventina di casi di frode negli ultimi dodici mesi (la più nota è forse quella di Bayou). Tuttavia, non bisogna dimenticare che l’industria statunitense dei fondi a gestione alternativa è molto più grande di quella europea.

Anche se nessun tipo di regolamentazione è in grado di prevenire le frodi, la creazione di un registro assicura una selezione dei partecipanti nella fase di ingresso – per esempio, elevando i costi chiesti agli associati o esigendo il pieno soddisfacimento di requisiti di informazione e supervisione. Un altro fattore che determina la scarsità di frodi in Europa è la preferenza delle società di gestione a delegare il calcolo del valore da liquidare delle quote ad un’entità indipendente. La legislazione non esige questa separazione dei ruoli, ma le società preferiscono adottare un metodo obiettivo che garantisca la massima trasparenza nel calcolo del valore da liquidare delle quote.

Col passare degli anni si è assistito sia ad un aumento del numero di investitori istituzionali interessati ai fondi a gestione alternativa, sia ad un calo dei grandi patrimoni che preferiscono gli hedge fund. I grandi patrimoni privati hanno spostato l’attenzione verso l’industria dei fondi pensione, le assicurazioni e le fondazioni. Se gli investitori istituzionali rappresentavano il 20% del mercato nel 1990, nel 2005 si stima che tale quota abbia raggiunto il 55% (fonte: Dexia Asset Management). Questa trasformazione dell’industria sta contribuendo a far lievitare la trasparenza e il controllo esercitato dai gestori dei fondi (che sono stati obbligati ad aumentare le garanzie offerte per poter attrarre nuovi investitori). Il processo in corso dimostra che gli investitori istituzionali chiedono più dei grandi patrimoni in termini di trasparenza e garanzia.

Parallelamente a questo fenomeno, la proliferazione dei fondi di fondi hedge ha contribuito a far crescere il livello di trasparenza. E qui entra in gioco quel processo di selezione di fondi hedge conosciuto come due diligence. Questo processo è più complesso rispetto a quello adottato nei fondi comuni tradizionali. Nel caso della due diligence, il rischio si concentra sul gestore e non tanto sul mercato. I fondi di fondi hedge rappresentano il 23% dell’industria dei prodotti a gestione alternativa (la quota era del 15% nel 1994). Gli esperti che si occupano della due diligence investigano in modo esaustivo le caratteristiche professionali e la vita privata dei money manager: dai precedenti penali ai componenti del nucleo familiare. A cura di www.fondionline.it