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La guerra energetica non si arresta

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“Inaccettabili i blocchi senza consultazioni”. La commissione europea scende in campo e dice la sua nella guerra energetica scoppiata tra Russia e Bielorussia. Una guerra combattuta attorno al prezzo del gas e ai rifornimenti in Europa e che non accenna a placarsi. Anzi, si inasprisce di giorno in giorno. Prima le minacce di uno stop alle esportazioni di gas nelle scorse settimane, poi i fatti con le sospensioni di rifornimento di greggio nella notte tra domenica e lunedì in Germania, in Polonia e oggi anche in Ungheria. Una vicenda che secondo il presidente di turno dell’Unione europea, il cancelliere tedesco Angela Merkel “ha distrutto la fiducia nella Russia come fornitore.” Parole dure che hanno innescato una replica immediata da parte di Mosca. “Proteggeremo i consumatori europei – ha dichiarato il presidente russo, Vladimir Putin”. Putin ha infatti sostenuto che il suo Paese è disposto a fare “qualunque cosa” per tutelare gli interessi del Vecchio continente. Il governo moscovita ha infatti rassicurato i clienti occidentali, annunciando possibili “deviazioni” delle forniture bloccate lungo percorsi alternativi. L’allarme è sì concreto ma non immediato: la Polonia ha riserve per 80 giorni e la Germania per 130 giorni. Un po’ poco, comunque, per tranquillizzare gli animi degli occidentali. I timori per questa situazione traspaiono anche nelle dichiarazioni del portavoce del commissario Ue all’Energia, Andris Pieblags: “non è sostenibile che i fornitori di energia di transito non informino le controparti su problemi di approvvigionamento”. Anche se da Bruxelles è stata chiesta “una spiegazione urgente e dettagliata sui motivi dell’interruzione è stato anche precisato che non esiste “nessuna minaccia immediata” sugli approvvigionamenti verso i territori Ue.
Ma da cosa nasce questa nuova emergenza? Da accuse e ripicche reciproche tra Mosca e Mink. I russi contestano la decisione unilaterale di tassare il passaggio del petrolio russo che passa sul proprio territorio. Una decisione arrivata da Minsk in seguito all’aumento delle tariffe del gas stabilito dalla Russia lo scorso dicembre. Secondo le autorità moscovite la tassa violerebbe gli accordi commerciali fra i due paesi. Da qui la decisione di chiudere, almeno parzialmente, i rubinetti. Il petrolio bloccato è quello che passa attraverso l’oleodotto di Druzhba che parte dagli Urali e a sud raggiunge l’Ucraina, mentre a nord passa per la Bielorussia e arriva in Polonia e Germania. Un impianto che fornisce 50 milioni di tonnellate di greggio all’anno, 18 milioni delle quali destinate alla Polonia, e 22 milioni alle raffinerie tedesche.
Ma il problema non è soltanto quello delle forniture quanto più in generale quello della credibilità della politica energetica russa, che già aveva subito un duro colpo nel 2006 in seguito alle vicende ucraine. Un nuovo scontro quello tra Russia e Bielorussia che porta alla ribalta un problema ben più grave, quello relativo all’affidabilità delle forniture energetiche dall’Est Europa.