Guerra delle valute asiatiche: è la Cina il vero "manipolatore"?

Inviato da Riccardo Designori il Mer, 13/03/2013 - 12:04

Di seguito pubblichiamo un'analisi di Mike Riddell,
gestore del fondo M&G Emerging Markets Bond. A detta dell'economista, il
processo di deleveraging in atto nei Paesi sviluppati rischia di far diminuire
la richiesta di prodotti dei paesi asiatici. Per nazioni che dipendono dall'export,
come la Cina, anche un piccolo scostamento dei cambi può creare un'enorme
differenza in termini di concorrenza. Dopo la crisi del 1997, in Asia ora si aspetta
di capire gli effetti del cambio di politica monetaria adottato dal Giappone.
La svalutazione dello yen potrebbe infatti essere devastante.


Dopo la crisi finanziaria che colpì l'Asia nel 1997, le
economie della regione hanno in genere adottato politiche volte a mantenere le
valute artificialmente basse, per favorire una crescita trainata dalle
esportazioni. Col tempo le autorità hanno subito pressioni sempre maggiori,
soprattutto da parte degli USA, a favore di un apprezzamento.


Ora che l'Asia dipende fortemente dall'export, questo
modello economico non è più valido. Anzitutto, diverse valute della regione non
sono più tanto convenienti e, in secondo luogo, con i Paesi avanzati in pieno
processo di deleveraging, la richiesta di prodotti esteri rischia di diminuire.


Le economie basate sull'esportazione si contendono quindi
una domanda sempre più esigua, o per lo meno stabile. Per un Paese che dipende
dall'export, una piccola variazione dei cambi può fare un'enorme differenza in
termini di concorrenza (il rovescio della medaglia, come insegna il Regno
Unito, è che una svalutazione, per contro, non fa la minima differenza in
un'economia in cui l'esportazione ha poca rilevanza.)


Ecco che allora scoppia la guerra delle valute. La
svalutazione attuata dalla Cina nel 1994 viene spesso citata tra i fattori
scatenanti della crisi finanziaria del 1997. Considerato che per molti Paesi
asiatici il Giappone è oggi un partner commerciale più importante di quanto non
fosse la Cina nel 1993, una forte svalutazione dello yen non potrebbe avere
effetti altrettanto devastanti sulla regione?


Il grafico mostra l'ampiezza della svalutazione, sinora
riuscita, della valuta del Giappone rispetto a quella della Cina, suo maggior
partner commerciale e primo concorrente a livello mondiale. Per contagio,
alcune divise asiatiche hanno subito lievi perdite, legate per lo più alle
attese di intervento che a interventi veri e propri. In febbraio le
esportazioni cinesi sono cresciute all'eccezionale tasso annuo del 21,8%;
tuttavia, sarà interessante scoprire se tale ritmo è sostenibile, se altri
Paesi della regione possono risollevare un export in declino e, in caso
contrario, che cosa intendono fare governi e banche centrali locali.


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